Siamo in viaggio verso Emmaus
BR In cammino verso un villaggio, Emmaus, in fuga da una città, Gerusalemme, che ha offerto solo delusioni, sogni svaniti, promesse non mantenute... Ai due discepoli si affianca un forestiero che si mette in cammino con loro: è il Risorto, ma «i loro occhi non erano in grado di riconoscerlo».BR Il Vangelo della III domenica di Pasqua s'inserisce nella serie d'incontri dei discepoli con il Risorto, che «appare loro per quaranta giorni», prima del definitivo ritorno al Padre. La dinamica delle apparizioni si snoda secondo momenti precisi, comuni a tutti gli incontri descritti nei Vangeli: quando appare Cristo Risorto prevale inizialmente l'incredulità, il non riconoscimento, c'è una dialettica tra il vedere e il non vedere; gli occhi vedono fisicamente una presenza che però non è riconosciuta, successivamente la vista fisica lascia il posto ad un vedere diverso, un vedere con gli occhi della fede che finalmente riconoscono in quella Presenza, il Risorto. Tale passaggio è necessario perchè la fede dei discepoli possa essere abilitata a diventare testimonianza ed aprirsi cosi alla missione. I discepoli in cammino verso Emmaus conoscono molto bene «i fatti riguardanti Gesù Nazareno», ma tale conoscenza non è sufficiente per cogliere il senso di quegli ultimi avvenimenti.BR «Duri di cuore e tardi nel capire», chiusi nella loro tristezza, vengono gradatamente condotti dal Grande Educatore, attraverso la memoria degli eventi salvifici a partire da Mosè e i Profeti, a interpretare quel «doveva soffrire» non come momento tragico conclusivo di una vicenda terrena, ma come il ripartire della storia della salvezza, proprio da Gerusalemme.BR Durante il cammino il cuore deluso e affranto dei due discepoli viene rianimato e riscaldato dall'ascolto della Parola; ridiventano capaci di relazione, di disponibilità, si aprono all'accoglienza e all'ospitalità: insistono perchè quel forestiero, che prima avevano trattato con sufficienza, si fermi con loro e sieda a tavola «perchè il giorno già volge al declino». Pensavano di ospitare qualcuno, ma si ritrovano, con stupore, loro stessi suoi ospiti: è Gesù che, come il capo famiglia, benedice e compie il gesto dello spezzare il pane. Proprio questo gesto, memoria di un evento particolare vissuto dagli Apostoli nell'Ultima Cena, conduce al riconoscimento di Gesù ed è proprio questo gesto che, alla luce della Resurrezione, rivela il suo significato più profondo culminante nel sacrificio della Croce: la totale ed incondizionata dedizione di Dio Padre all'uomo. Tale gesto perpetuato come memoriale fin dalla comunità primitiva, è già da subito riconosciuto come culmine e sorgente della vita stessa della Chiesa, che vi riconosce la presenza viva e operante del Cristo Risorto.BR «Ed ecco si aprirono i loro occhi e lo riconobbero. Ma Lui spari dalla loro vista»: la fede dei due discepoli non ha più bisogno di prove concrete, non ha più bisogno di vedere fisicamente per credere, è diventata piena adesione e partecipazione alla vita stessa del Risorto; è la fede che induce i due discepoli a ritornare «senza indugio» alla comunità che avevano abbandonato; è la fede che diventa testimonianza viva di un incontro che cambia la vita e che ha in sè la forza dirompente dell'annuncio: «davvero il Signore è Risorto!».BR Il cammino verso Emmaus non è solo geografico, ma è soprattutto spirituale: ognuno di noi potrebbe dare il proprio nome a quel discepolo anonimo e mettersi in cammino verso una fede che creda senza aver visto e che non sia solo conoscenza, ma vita vissuta nel quotidiano. Anche noi siamo chiamati ad una continua conversione per conformarci sempre di più a Cristo, con la certezza della Sua presenza viva e «visibile» nella vita sacramentale, nella Parola ascoltata, nella comunità ecclesiale e nelle relazioni che sappiamo vivere nella carità.BR docente di religione all'istituto Cossa, Pavia
Elena Bossi*