Agli esercizi ogni biglietto costa un euro

b PAVIA./b I buoni pasto, anglosassoni d'origine, sono stati introdotti in Italia nel 1976 e da allora hanno conosciuto un enorme successo: circa 460 milioni di ticket vengono utilizzati ogni anno. Ma come funziona effettivamente il mercato dei buoni pasto? Le aziende che acquistano i ticket in sostituzione del servizio mensa e cercano sempre di vincolarsi al ribasso con una delle società emittenti, alzando il livello di competitività fra queste e quindi gli sconti che gli verranno proposti. Riduzioni che corrono dal 16 al 20% per buono pasto. Inoltre, secondo il Decreto legislativo n. 13 del 17.11.2006, i buoni pasto sono esclusi dai contributi previdenziali fino ad un importo complessivo giornaliero di 5,29 euro. Ciò significa che non solo le aziende non sono tassate per l'acquisto dei ticket, ma per di più lo pagano quasi 1 euro in meno del valore nominale. Non essendo soggetto a tassazione, il buono pasto non fa parte diretta dello stipendio del lavoratore. Un vantaggio quindi per i dipendenti. Se però l'azienda l'ha pagato 4 euro, al lavoratore non viene detratto nulla e anzi lo spende per il suo intero valore nominale. Chi pagherà il debito di 1,29 euro per buono pasto? Esattamente i commercianti. A carico loro ci sono infatti le spese di fatturazione, i costi di spedizione e una detrazione che può variare dal 5 al 10% sul valore nominale, circa 50 centesimi a ticket. Centinaia di euro mensili giustificati dalla garantita presenza di clienti. I commercianti si ritrovano cosi a fornire 'prestiti" alle società emittenti, ma cosa accade in caso di mancato pagamento? L'attesa è di per sè molto lunga, circa tre mesi, nonostante il decreto fissi il termine massimo di pagamento a 45 giorni.BR