«Nessun abuso, c'era del sentimento»
BR b PAVIA./bb «Nessun abuso. C'erano rapporti sentimentali». Parla il legale di Armando Marni, il medico pavese da due giorni ai domiciliari per violenza sessuale.BR /b Un'accusa pesantissima, ma ora tutta da provare. Contro il medico di 55 anni, in servizio nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Codogno, in provincia di Lodi, ai domiciliari nella sua abitazione di Lodi, per il momento ci sono i racconti di due ragazze che a maggio del 2010 erano state in cura presso quel reparto. L'intreccio tra le confidenze delle due giovani avevano fatto scattare le denunce, a settembre, e poi le indagini, che sono durate fino all'altro ieri, quando al medico è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare.BR L'uomo, che è stato sospeso in via cautelativa dai vertici dell'azienda ospedaliera - che ha anche avviato un'indagine interna - si trova ora agli arresti domiciliari e sarà sentito venerdi mattina dal gip. La difesa è pronta a dare battaglia per smontare la contestazione dei magistrati della Procura di Lodi. L'avvocato Maria Teresa Zampogna, però, non si sbilancia e anticipa poco. «Stiamo ancora studiando gli atti - spiega il legale della difesa -. Ma va precisato che anche la stessa accusa parla di relazioni sentimentali tra il mio cliente e le due giovani. Non c'è stata alcuna violenza, tutto sarà chiarito. Gli stessi sms e le mail recuperate dai carabinieri dimostrano che il legame era affettivo». Il capo di imputazione parla in effetti di «vere e proprie relazioni sentimentali» che il medico avrebbe intrattenuto «con le pazienti prima e dopo il ricovero». Solo che i magistrati aggiungono anche che le ragazze, per la condizione di fragilità in cui si trovavano (entrambe erano in cura per forti crisi depressive), non sarebbero state in grado di vivere una storia in maniera consapevole. Tantomeno con il medico che le aveva in cura. Per capire se le giovani fossero o no capaci di intendere e di volere, il magistrato aveva disposto una consulenza tecnica, che avrebbe sottolineato che le pazienti, al momento in cui si sarebbero svolti i fatti, «erano in condizione di minorità psichica». Cioè non capaci di comprendere appieno il significato di quei rapporti. Nell'ordinanza di custodia cautelare si parla però anche di farmaci e sedativi somministrati. «Era la terapia normale che le giovani stavano seguendo», chiarisce l'avvocato Zampogna. Una versione che ora dovrà reggere al momento dell'interrogatorio, anche se il medico potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere.BR Secondo la ricostruzione dell'accusa, la giovane, una studentessa universitaria, si era rivolta al medico in un momento di grande difficoltà. Lui, secondo quanto risulta dalle carte, avrebbe a poco a poco cominciato a frequentarla. Nell'ordinanza si parla anche di serate trascorse insieme ai genitori della giovane. Un atteggiamento comunque contrario alla deontologia professionale, ma secondo i magistrati anche con rilevanza penale.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Maria Fiore