Brusca: «Dissi a Berlusconi o un accordo o le bombe»

BR bFIRENZE./b «Mandai Mangano a Milano ad avvertire Dell'Utri e, attraverso lui, Berlusconi che si apprestava a diventare premier, che senza revisione del maxiprocesso e del 41 bis le stragi sarebbero continuate». Sono le rivelazioni di Giovanni Brusca, ex capo-mafia e ora collaboratore di giustizia, che ieri ha deposto a Firenze al processo al boss Francesco Tagliavia unico imputato per la strage dei via dei Georgofili del 1993. «Berlusconi e Dell'Utri non sono i mandanti delle stragi» ha precisato il pentito che però nel contro-esame ha dichiarato che, subito dopo la seconda ondata di attentati, nel 1994, mandò Mangano in missione a Milano.BR Il compito dello stalliere di Arcore era di avvertire Dell'Utri e Berlusconi che, se non avessero trattato con la mafia, gli attentati sarebbero continuati. Brusca ha riferito che Dell'Utri ha risposto «mi metto a disposizione e vi ringrazio». «Nel 1992 Cosa Nostra aveva rapporti con la sinistra con i politici locali, con Lima e, a livello nazionale, con Andreotti» ha raccontato Brusca.BR Le stragi di Roma, Firenze e Milano furono quindi «strumenti per risvegliare lo Stato e costringerlo alla trattativa per la revisione del 41bis». E' a questo punto, ha spiegato Brusca nella sua deposizione, che è subentrato un nuovo referente politico dei mafiosi: Nicola Mancino allora ministro degli Interni. Le stesse richieste dei boss allo Stato, contenute nel famoso «papello», sarebbero state rivolte a lui. Giorni prima della morte del giudice Borsellino, Brusca incontrò Riina che gli disse: «Finalmente si sono fatti sotto, gli ho consegnato un papello con una serie di richieste. Il tramite non me lo disse, ma mi fece il nome del commitente finale: il ministro Mancino. E' la prima volta che lo dico pubblicamente». Sempre Riina (il cui obiettivo era di influenzare il maxiprocesso) avrebbe rivelato a Brusca che, dopo l'uccisione del giudice Falcone, Dell'Utri e Ciancimino si sarebbero offerti di fare da tramite tra la Mafia e la Lega.BR Immediata la reazione di Mancino. «E' una vendetta contro chi ha combatuto la mafia». Replica durissima e da parte di Walter Veltroni. «Le parole di Brusca andranno verificate» ha detto l'esponente del Pd «ma intanto la commissione Antimafia che dovrà sentire Berlusconi. E' necessario capire se e da chi è stato contattato». Il premier invece avrebbe commentato con un secco: «Siamo alla follia, ci accusano di cose quando io non ero nemmeno sceso in politica».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Fiammetta Cupellaro