Spitoni, solitudine da numero 1
b PAVIA. /bbSul cellulare il video della piccola Sofia. «Sono i suoi primi sputacchi», dice Filippo Spitoni, 27 anni, papà da cinque mesi. Quella bimba con le guance tonde gli strappa un sorriso, anche se stare lontano dalla sua famiglia non è facile. Lo aspettano a Fabriano, la città dove è nato e dove ha mosso i primi passi in porta.BR /b Filippo è l'ultimo portiere arrivato a Pavia. Ha salvato la squadra durante gli infortuni di Facchin e Redaelli. Da quando è entrato nel mondo del calcio ha girato diverse città. «A 15 anni sono andato alla scuola calcio Rivazzura, di Rimini - racconta Filippo - il primo anno prendevo la navetta quattro o cinque volte a settimana». Trecento chilometri che sono diventati pesanti. «Cosi ho chiesto alla società di tenermi là - racconta il portiere - è stato un po' traumatico, ti prepari la colazione da solo, vai a scuola, poi il pranzo, sono cresciuto più in fretta. A vent'anni avevo già imparato a vivere da solo, quello che gli altri fanno magari andando all'università. Sono cresciuto con altri obiettivi». Da questa maturità è nato il desiderio di diventare papà. La sua compagna, Francesca, l'ha conosciuta a Bellaria, dove ha giocato per diversi anni dalla D alla C2. Stanno insieme da cinque anni. «A giugno abbiamo il battesimo della bambina, poi vorremo sposarci». Francesca viveva nell'appartamento sopra il suo, «la ragazza della porta accanto, anzi del piano superiore», scherza Filippo. Quando parla della sua famiglia si capisce che ne sente la mancanza. «Mi sto perdendo i piccoli progressi che la mia bambina fa ogni giorno, anche se mi faccio mandare foto e video. E appena posso la raggiungo». Spitoni è a Pavia da fine febbraio, con un contratto che durerà fino alla fine della stagione. Per questo non ha fatto trasferire la sua famiglia, che lo aspetta a Fabriano. «Ho voglia di avvicinarmi a casa per la mia bambina, vorrei rimettermi in gioco, fare un campionato intero».BR L'anno scorso era al Bologna, terzo portiere di una squadra di serie A. Nella sua carriera tra i pali c'è lo zampino della mamma. «Mia mamma è sempre stata una tifosa interista e quando ero ragazzino le piaceva in particolare Walter Zenga, il portiere di allora - spiega Filippo - cosi quando ho iniziato a giocare a calcio mi ha proposto di provare a fare il portiere e non ho mai cambiato ruolo». Anche se, spiega, è un ruolo 'bastardo": se sbagli è colpa del portiere, magari prendi un gol e poi non tocchi più la palla per tutta la partita. Mentre lo dice è sereno, convinto che il calcio nella sua vita non sia tutto. E' pronto a guardare oltre. A Rimini ha preso il diploma di perito elettronico, ha provato a frequentare la facoltà di Scienze motorie, ma il numero chiuso e il calcio non erano facili da conciliare. Cosi ha lasciato, almeno per ora. Nel frattempo si concentra sul Pavia e sul suo futuro da papà. Vive nel residence con Visconti e Tattini, qualche passeggiata in centro a Pavia, nei centri commerciali per fare la spesa. Niente di più. Mentre fino a qualche anno fa per passare il tempo si metteva davanti alla play station o si perdeva tra le pagine di Dan Brown ora pensa ad altro. «Penso solo a tornare a casa per vedere la mia bambina». A casa, a Fabriano, 30mila abitanti, ha anche una sorella più grande e un fratellino che ora ha 14 anni. «Gioca a calcio anche lui e secondo me è più sveglio di me», dice Filippo. Che in questi anni ha assaporto il sogno della serie A. Nel 2007 (mentre lui giocava a Bellaria) il suo cartellino era in comproprietà con il Chievo, in serie A. «Dovevo essere riscattato poi è sceso in serie B e non se n'è fatto niente», racconta Filippo. L'anno scorso ha vestito la maglia del Bologna. Ora guarda avanti, vuole vedere crescere la sua piccola Sofia.P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P