La sfida della Lega: «Berlusconi sbaglia»
BR bROMA. /bMaggioranza nel caos sui bombardamenti in Libia. L'ira di Bossi contro il Cavaliere, che prende corpo con il titolone «Berlusconi si inginocchia a Parigi» sparato sulla prima pagina della Padania, viene solo parzialmente mitigata dal «si» al governo che il capogruppo del Carrocccio alla Camera, Marco Reguzzoni, pronuncia durante la riunione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa con i ministri Frattini e La Russa. «La nostra discussione non è contro il governo, ma nel governo e nella maggioranza. Si metta l'anima in pace chi spera in una crisi», dice l'esponente leghista. A quell'ora, la marcia indietro appare evidente e l'opposizione accusa la Lega di essersi «calata le braghe a metà». Anna Finocchiaro e Dario Franceschini vanno giù duri: «La Lega? Un partito di quaquaraquà...». Tutto, insomma, lascia prevedere che non ci sia bisogno di un voto per sottolineare le difficoltà della maggioranza perché la Lega è rientrata nei ranghi. Il Pd sembra ad un passo dalla rinuncia a presentare la mozione sui bombardamenti e Pier Luigi Bersani, dopo aver sottolineato la necessità di verificare in Parlamento «se il governo ha ancora la maggioranza», tira le conclusioni: «La spada di Alberto da Giussano è dritta a Radio Padania, ma quando arriva a Roma si flette davanti a Berlusconi». Alla fine, la mozione la presenta solo l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.BR Le tensioni tra Berlusconi e Bossi sembrano rientrate. Ma non è cosi. Il leader della Lega e Maroni seguono da Milano il dibattito a Montecitorio e non condividono affatto le parole dette dal loro capogruppo. Reguzzoni ha parlato a titolo personale? Difficile immaginarlo anche se tutto è possibile. Quel che è certo è che questa volta, lo strappo con il Cavaliere non sembra facilmente ricucibile. E la furia con la quale Maroni fa a apezzi la decisione di bombardare la Libia lo conferma. Dopo un faccia a faccia con Bossi, il ministro degli Interni spiega che è «inevitabile» il voto delle Camere («Sono state presentate delle mozioni...») e fa sapere al Cavaliere che il Carroccio non è ai suoi ordini. «Non si può chiedere alla Lega di dire sempre si. Noi non siamo li a schiacciare il pulsantino. Siamo partner di governo e dobbiamo essere consultati» sbotta Maroni, che si dice «sorpreso», definisce «incomprensibile» la decisione di Berlusconi («In consiglio dei ministri si è sempre detto contrario ai bombardamenti»), spiega che «non ci sono bombe intelligenti» e conferma che la linea della Lega è quella dettata da Bossi alla Padania. Un concetto che viene ripetuto anche da Calderoli, che è rientrato a Roma insieme a Berlusconi e poi si è precipitato a parlare con Tremonti. Berlusconi rischia? «Il governo è in pericolo se si limita a fare cose contrarie al sentire comune e non fa quello che deve fare», taglia corto il titolare del Viminale.BR Le difficoltà nella maggioranza hanno fatto slittare a martedi prossimo il consiglio dei ministri che si sarebbe dovuto riunire domani anche per chiudere la partita del «rimpastino». La Lega aveva annunciato che a palazzo Chigi avrebbe portato il suo «no» ai bombardamenti e adesso il Pdl è al lavoro per una mozione di maggioranza sulla Libia in opposizione a quella annunciata da Di Pietro. Operazione non facile perché Bossi vorrebbe mettere nero su bianco i limiti dell'intervento militare: niente attacchi via terra e niente bombardamenti. Berlusconi non nasconde la sua ira e con i suoi si sfoga: «Non ci si divide cosi, con dichiarazioni di fuoco...». Il Pd, invece, affila le armi. «Nella Lega e nel governo, siamo alla crisi conclamata. A questo punto - spiega Anna Finocchiaro - serve una discussione in Parlamento che evidenzi le esplicite divisioni nella maggioranza».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi