Fini: i nostri soldati testimoni ideali della liberazione

BR BR bHERAT. /bLa lotta per la libertà non conosce confini: è il messaggio che il presidente della Camera Gianfranco Fini lancia visitando il contingente italiano in Afghanistan. A Herat, commentando la ventilata possibilità da parte del governo di ridurre l'impegno delle missioni di pace all'estero per concentrare le risorse sul contrasto all'ondata di immigrazione, Fini avverte: tra le due cose non c'è alcun nesso. Il convoglio che lo scorta attraversa il traffico caotico della città, lambendo la maestosa Moschea blu con i suoi cinque alti minareti e arriva a Camp Arena, dove ci sono i reparti schierati. E Fini dice ai militari: «Credo che ognuno di voi sia idealmente la dimostrazione di come la lotta per la libertà non conosca confini geografici e di come nel nome della libertà occorra continuare con il massimo impegno». Accompagnato da Gianfranco Paglia (Fli), Fini ringrazia chi è impegnato in missioni umanitarie di pace. «Spero non suoni retorico affermare - rileva - che proprio chi, con il tricolore nel cuore ed orgoglioso della storia patria, è impegnato come voi per liberare il popolo afgano da schiavitù, miseria e degrado sia idealmente testimone di cosa voglia dire ricordare le gesta della Liberazione, tanti anni dopo». In ogni caso la presenza italiana in Afghanistan non durerà all'infinito. Il ritiro nel 2014, spiega, «è un traguardo realistico, anche se temo che ci sarà uno slittamento ulteriore». Quello di consentire all'Afghanistan di liberarsi dall'integralismo e dal terrorismo, sottolinea infatti, è un obiettivo di assoluta e primaria importanza. «Per questo ho scelto il 25 aprile testimoniare alle nostre truppe la vicinanza delle Istituzioni».BR