«Pettè, le accuse sono contraddittorie»

b VOGHERA./b bGiovanni Pettè, 65 anni, è stato portato in carcere pochi giorni fa. Deve scontare una pena definitiva a un anno e 6 mesi per violenza sessuale. Ma il suo difensore, l'avvocato Manuela Albini, ha più volte sottolineato come le accuse mosse, almeno in questo caso, si basassero su presupposti fragili e contraddittori.BR /b Pettè è stato condannato, in primo grado e appello, perchè nel 2005 avrebbe abbracciato una ragazza sfiorandole intenzionalmente il seno. Un episodio che si verificò nel chiuso di un'abitazione, senza testimoni e che quindi può basarsi, per la ricostruzione, solo sulle parole dell'imputato e della parte offesa. Il sessantacinquenne ha alle spalle altri episodi di reati a sfondo sessuale, per i quali venne giudicato e condannato. Nonostante tali precedenti specifici, la pena a un anno e 2 mesi di reclusione non è stata particolarmente severa. «Forse - commenta il legale - perchè gli stessi giudici hanno tenuto conto di una ricostruzione sulla quale gravano parecchi dubbi». Ma quali?BR Il principale consiste nella tardività della denuncia. L'episodio di violenza, infatti, si sarebbe verificato nell'agosto 2005; la giovane che lo subi, si rivolse alla polizia nel successivo mese di dicembre, cioè quattro mesi dopo. Tale elemento incuriosi gli stessi ispettori di polizia giudiziaria, e la donna spiegò che non si era decisa prima a fare querela perchè aveva ricevuto telefonate di minaccia dal Pettè. Poco dopo, però, tornò in commissariato e disse che si era sbagliata e che non aveva mai ricevuto tali chiamate. Ragione per la quale, tra l'altro, subi un procedimento per calunnia.BR Venuta meno la spiegazione delle minacce, la stessa parte offesa ripiegò su un'altra spiegazione. Di essersi decisa a fare querela perchè accompagnata da una conoscente che doveva farne una analoga. Ma le date discordanti hanno smentito anche questa versione. Nonostante ciò, i giudici di primo grado e di appello hanno ritenuto Pettè responsabile. (f.m.)BR