La banda vigevanese accusata di otto rapine
bVIGEVANO. /bLe nuove accuse arrivano da Verona. La banda dei vigevanesi è sospettata di aver commesso altre sette rapine, oltre a quella fallita di Ponte Chiasso, e ora i giudici hanno aggiunto alle contestazioni anche il reato di associazione per delinquere. Un gruppo organizzato e, secondo gli inquirenti, anche una sorta di impresa familiare. Tra i quattro finiti in manette, infatti, ci sono anche marito e moglie: Vincenzo Antonelli, 46 anni, e la 44enne Antonietta Vargas, arrestata il 14 aprile mentre era nel carcere di Como a far visita al marito, catturato pochi giorni prima mentre con due complici si preparava a mettere a segno una rapina in una gioielleria di Ponte Chiasso, a pochi passi dal confine svizzero. Insieme a Vincenzo Antonelli erano stati arrestati l'altro vigevanese Massimo Bernardinello, 39 anni, e l'albanese Anton Nikolli, 30 anni, che risulta residente in Grecia.BR I quattro sono ora detenuti nel carcere di Como, dove sono stati interrogati dal giudice delle indagini preliminari. Antonelli, Bernardinello e Vargas sono difesi dall'avvocato Fabio Santopietro. L'accusa di associazione a delinquere è formulata in un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Verona che ipotizza la responsabilità della banda per altre sette rapine. I tre uomini, secondo le accuse, erano gli autori materiali dei colpi, mentre la donna avrebbe avuto il compito di effettuare sopralluoghi nei negozi prima dei colpi.BR Antonietta Vargas si sarebbe però difesa negando gli addebiti e affermando che, se pure fosse entrata qualche volta in una delle gioiellerie, lo avrebbe fatto al di fuori di un eventuale progetto criminoso. Sulla lunga catena di colpi attribuiti alla banda indaga la procura di Verona perchè è stata una rapina in un piccolo centro alle porte della città veneta a mettere i carabinieri sulle tracce della banda. Le indagini sono state condotte con intercettazioni ambientali, ma anche grazie ai filmati delle telecamere del Comune di Cerea (Verona), che avevano inquadrato le auto in uscita dal centro abitato all'ora della rapina. Nelle immagini era comparsa la Ford Mondeo intestata ad Antonelli. Poi, da alcune intercettazioni telefoniche, era emerso che la banda aveva agito altre volte con le stesse modalità: entravano a volto scoperto, bloccavano le porte dei negozi con dei cunei ed esponevano in vetrina il cartello 'torno subito" per impedire l'entrata dei clienti. Il medesimo copione che, secondo gli investigatori, i banditi erano pronti a recitare a Ponte Chiasso, ma i carabinieri li hanno bloccati prima che entrassero nella gioielleria. (l.g.)BR