Ruby, la Minetti scarica Fede e Mora
BR bROMA. /bLe ragazze ad Arcore le portavano Emilio Fede e Lele Mora. E fu sempre Fede ad invitare a Villa San Martino l'allora minorenne Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. E' questo il senso di una memoria difensiva consegnata ai magistrati della procura di Milano dall'avvocato Daria Pesce, difensore del consigliere regionale lombardo Nicole Minetti. Dodici pagine dedicate esclusivamente agli avvenimenti della notte fra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Berlusconi spedi la Minetti in Questura per provvedere all'affidamento della giovane marocchina fermata per furto, e alle accuse contenute nel capo B, vale a dire il favoreggiamento della prostituzione minorile.BR Il consigliere del Pdl al Pirellone, come Fede e Mora, è indagata anche per il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di almeno 32 ragazze, tutte maggiorenni, che partecipavano alle bollenti notti di Arcore in cambio di denaro, gioielli, casting televisivi e appartamenti di cui su richiesta del premier, si occupava la stessa Minetti. Ma sul filone Ruby, Nicole si chiama fuori. Non è stata lei a introdurre alla corte del premier la ragazzina che ha finito per mettere tutti nei guai. Ruby, dice la memoria citando le risultanze delle indagini condotte dalla stessa procura, è arrivata tramite Fede. Fu lui, come dicono gli atti, a notarla e trasformarla in una sua protetta. Accadde tutto al concorso di bellezza di Taormina del 7 settembre 2009, giorno dal quale i pm fanno decorrere il reato. In quell'occasione il direttore del Tg 4 incontrò la ragazza marocchina allora sedicenne. E nei mesi successivi, a partire dalla sera del 14 febbario 2010, fu in sua compagnia che Ruby arrivò in villa.BR Le precisazioni di Nicole, mentre per tutti e tre gli indagati si avvicina la richiesta di rinvio a giudizio, hanno mandato su tutte le furie Emilio Fede. «Ho letto una sintesi della memoria Minetti che è assitita dall'avvocato Pesce. L'unico elemento mancante è che entrambe avrebbero bisogno di uno psichiatra», ha dichiarato il giornalista in una nota. Non so, forse la Minetti è in attesa di qualche bonus dalla procura», ha poi aggiunto sostenendo che «non si può scaricare su altri per difendere se stessi» e che la Minetti «farebbe bene a rileggersi le intercettazioni che la riguardano».BR In serata la stessa Minetti ha precisato che dalla memoria «si evince soltanto che non ho portato Ruby ad Arcore». «Non accuso né Fede né Mora», ha detto. Impossibile, però, negare che i tre indagati non abbiano alcun interesse a tenere una linea di difesa comune. Anzi. «Ognuno assista i propri clienti», ha commentato l'avvocato Pesce ricordando, come spesso fa, che Fede ha 80 anni e la Minetti appena 25.BR Tattiche a parte, la scelta di Nicole lascia comunque presumere che la consigliera non si sottoporrà ad altri interrogatori. Le sole dichiarazioni rese ai Pm sono quelle del 30 gennaio scorso quando si presentò in procura perché raggiunta da invito a comparire. A verbale Minetti si avvalse più volte della facoltà di non rispondere. «Ho avuto una relazione col presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali», disse allora. Ma quando il Pm Ilda Boccassini le chiese di specificare da quando a quando era durata questa relazione la risposta fu: «Non glielo saprei dire». Anche su Ruby le risposte furono confuse. Nicole disse ai pm di aver incontrato Ruby solo alle cene di Arcore e di non avere avuto con lei nessun altro tipo di frequentazione. Ma dal 23 febbraio al 25 giugno 2010, le venne fatto notare, tra le due vi furono 122 contatti telefonici. Il filone d'inchiesta su Fede, Minetti e Mora continua insomma ad agitare i sonni degli avvocati del premier che si è visto stralciare e rinviare a giudizio immediato. E che adesso teme un nuovo caso Mills. Per Fede Minetti e Mora non esistono scudi che possano fermare il processo.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Natalia Andreani