Al confine la protesta dei centri sociali

b ROMA. /b«Restiamo umani». Adotta il motto del volontario Vittorio Arrigoni, recentemente ucciso a Gaza, in missione umanitaria, lo slogan degli oltre 250 tra manifestanti e profughi tunisini fermi da ieri mattina alla stazione ferroviaria di Ventimiglia, cercando di convincere il nutrito contingente delle forze dell'ordine a lasciare libero il passaggio per recarsi in Francia, manifestando il diritto alla libertà di circolazione dei profughi in Europa.BR Uno sbarramento di poliziotti, carabinieri e finanzieri in tenuta antisommossa ha bloccato infatti l'accesso al centro di Ventimiglia mantenendo blindato il Consolato francese. Diversi attivisti dei centri sociali di Veneto, Emilia-Romagna e Liguria, a turno hanno raccontato le proprie esperienze umanitarie in Nord Africa, chiedendo l'apertura delle frontiere anche in Europa. Tra gli altri slogan usati dai manifestanti c'è anche «la nostra Europa non ha confini, siamo tutti clandestini».BR «Siamo qui all'interno di una campagna che si chiama wellcome - afferma Manila Ricci, del laboratorio Paz di Rimini - una campagna che nasce a partire dall'emergenza che è stata creata dal governo italiano rispetto all'arrivo dei migranti dalla Tunisia».BR «Siamo stati a Lampedusa una decina di giorni ed abbiamo monitorato e raccontato quello che stava avvenendo, ovvero la non accoglienza (da parte dell'Europa) ma anche la costruzione di un piano di emergenza e di costruzione mediatica totalmente inefficiente rispetto, ad esempio, a quanto sta accadendo in Tunisia - prosegue -, con i profughi che stanno arrivando dalla Libia, che sono 200mila, e la Tunisia, nonostante tutto, è stata in grado di dare un'accoglienza efficiente. Oggi siamo qui con lo stesso spirito, per dire che non esistono confini e vogliamo che alle persone siano riconosciuti gli stessi diritti umani contenuti nella Convenzione dei diritti dell'uomo».BR Durante il sit-in sui binari per protesta, in tanti si sono adoperati per spiegare ai tunisini seduti sulle verghe della ferrovia cosa stava succedendo. Quando poi i 'capi" dei centri sociali hanno mediato con la polizia, hanno ottenuto che i migranti fossero tutti nuovamente ricoverati nel centro di accoglienza. Cosi il sit-in si è sciolto.BR Intanto nella serata di ieri la Prefettura di Imperia ha fatto sapere di non aver bloccato nessun treno.BR Lo precisa il prefetto della cittadina ligure, Francescopaolo Di Menna, smentendo quanto sostenuto dal ministero dell'Interno francese. «Non ho bloccato nessun treno», ha detto il prefetto Di Menna.BR