«Un patto tra Fini e magistrati»
BR bROMA. /b«La riforma della giustizia la faremo anche se faranno fuori Berlusconi, perché avremo sempre la maggioranza nel paese. Ma anche questa volta, ci scommetto, non ce la faranno a farmi fuori». L'avviso ai «naviganti delle procure» parte dalla convention elettorale per Letizia Moratti a Milano, dove il Cavaliere dice che se fino ad oggi non è stato possibile riformare la giustizia è perché tra Fini e i magistrasti c'è stato un «patto scellerato». «Con questo patto Fini ha detto ai magistrati: voi mi proteggete, perseguite Berlusconi, e vi garantisco che fino a quando ci sarò io alla presidenza della Camera non passerà alcuna riforma che vi dispiaccia» spiega il premier, che sarebbe stato informato dell'intesa segreta da un magistrato. Il durissimo attacco al presidente della Camera e al sindacato delle toghe è accompagnato dalla solita dichiarazione di innocenza. «Le accuse su cui si basano i miei processi e sostenute dalla cellula rossa dei pm sono assolutamente infondate. L'ho giurato sulla testa dei miei cinque figli e dei miei amatissimi nipoti» dice il Cavaliere tra gli applausi dei fan e i fischi dei contestatori che lo aspettano fuori dal Teatro Nuovo di Milano al grido di «eversivo, eversivo».BR Davanti ai simpatizzanti, Berlusconi difende tutte le leggi ad personam e attacca la Corte Costituzionale che, abrogando il Lodo Alfano, il Lodo Schifani e il legittimo impedimento, lo avrebbe dato «in pasto ai pm di sinistra». Dopo un veloce passaggio per ricordare che la riforma della giustizia va fatta anche per bloccare le «immonde intercettazioni», il Cavaliere si vanta di aver impedito a Carlo De Benedetti di «mettere le mani sulla Mondadori», ripercorre la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Angelo Rizzoli e definisce un «gravissimo errore» l'abrogazione dell'immunità parlamentare.BR Le reazioni agli attacchi del Cavaliere questa volta assumono un tono di allarme. Non più disposto a finire nel tritacarne della propaganda Berlusconiana, Gianfranco Fini perde la pazienza e sfida il premier a dire il nome del magistrato che gli avrebbe rivelato l'esitenza del patto scellerato. «L'escalation di quotidiane menzogne non è più tollerabile. Berlusconi» sbotta il presidente della Camera «non sa cosa significhi la parola vergogna». Antonio Di Pietro fa invece sapere che andrà a denunciare il Cavaliere per quel che ha detto. Durissima, la reazione dei vertici dell'Anm. Intervistato da Lucia Annunziata, il segretario del sindacato delle toghe, Giuseppe Cascini, spiega che l'Anm «non fa patti ma applica la legge» e definisce una «bugia», una «grave calunnia», quanto detto dal premier. Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, è ancora più preoccupato e davanti alle telecamere del Tg3 spiega che alla base dei ripetuti attacchi del Cavaliere ci sono «le lezioni amministrative e i processi in corso» e poi lancia l'allarme: «La continua delegittimazione della magistratura mette in pericolo la democrazia». Sdegnata è la reazione dei vertici di Futuro e Libertà. Italo Bocchino spiega che Berlusconi «ha il dovere di dimostrare quello che dice» mentre per Carmelo Briguglio l'unica via d'uscita sono le elezioni anticipate.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi