Al monte dei pegni i pavesi in fila per avere il prestito

BR b PAVIA./bb Operai, pensionate, imprenditori e stranieri al Banco dei pegni con i gioielli di famiglia in tasca. Non solo disperazione, serve denaro per gli affari.BR /b Il ricorso al credito su pegno, istituito dai francescani nel 1500 per contrastare l'usura, cresce sempre più con l'andare della crisi: più 8% nei primi mesi del 2011 a Pavia, in linea con i dati nazionali, cinquanta persone al giorno allo sportello di via Bordoni. Che, in un anno, ha stipulato quasi 2mila polizze per 1 milione e 200mila euro. «Questa forma di credito garantisce una immediata liquidità impegnando oggetti d'oro o orologi di marca - spiega Ivano Caldera, responsabile del servizio - è sufficiente un documento di identità, il codice fiscale e l'oggetto da impegnare per ricevere i soldi secondo quanto stabilito dalla perizia». Senza indagini patrimoniali o amministrative: un giro da 600 milioni in Italia, 65 milioni solo nei 9 Monti di pietà del gruppo Ubi. E cresce anche l'importo dei prestiti concessi. Anche se a Pavia resta fisso: non meno di 100 euro, non più di 2mila.BR Cresce dunque la fila allo sportello e cosi la durata del «pegno», che si rinnova di sei mesi in sei mesi con un tasso del 13% annuo. La durata? Dai 3 ai 6 anni, e cresce sempre più. Per riavere indietro la collana della nonna o la fede del papà occorre ripagare il capitale più l'interesse. «Solo il 5% non ce la fa - riprende Caldera -. Il dato è costante da anni: sono polizze dimenticate o vendute, alcune volte il cliente proprio non ce la fa a ripagare il prestito. Oppure preferisce che siamo noi a vendere il gioiello all'asta». Il banco, infatti, paga da 9 a 13 euro il grammo d'oro, ma all'asta l'oro si vende al doppio: il ricavato, tolte le commissioni, va al proprietario. «Gli stranieri, soprattutto sudamericani, sono sempre più numerosi - spiega Caldera - ma, per ora, riscattano tutto».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Anna Ghezzi