Editoria, i conti migliorano ma il mercato è ancora fermo
BR bROMA. /bGli italiani comprano pochi giornali e la crisi economica ha fatto scendere anche gli investimenti pubblicitari. Vanno bene internet e le televisioni. Il settore soffre ma le aziende «hanno portato avanti un'efficace azione di ristrutturazione» e, in questo modo, sono stati trovati nuovi equilibri, tanto che i margini operativi sono tornati positivi. E' questo il quadro che si evince da 'La stampa in Italia 2008-2010", uno studio presentato ieri a Roma dalla Fieg (Federazione italiana editori giornali), cioè l'insieme delle aziende editrici di giornali, periodi o televisioni. Molti gli spunti di riflessione e le polemiche. Il presidente della Repubblica Napolitano ha mandato un messaggio per riaffermare la necessità dell'indipendenza e del pluralismo dell'informazione.BR Per il governo era presente il sottosegretario Gianni Letta. E proprio al governo si è rivolto il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, quando ha detto che «le aziende editrici hanno bisogno di una governance politica in grado di delineare un quadro normativo adeguato, perché finora abbiamo agito da soli». In particolare, la Fieg chiede «la detassazione degli utili se reinvestiti in beni strumentali innovativi».BR bLe vendite. /bDopo il biennio orribile (2008-2009) le vendite dei quotidiani nel 2010 sono ancora scese (-4,3%, mentre il numero dei lettori è stabile attorno ai 24 milioni). Invece aumentano le attività online, se è vero che a dicembre 2010 gli utenti unici di siti web di quotidiani sono cresciuti del 37% rispetto allo stesso mese del 2009. Il problema, però, sta nel ritorno economico, dice la Fieg, perché questi investimenti costano ma il pubblico per ora non accetta formule di 'paywall", vale a dire l'accesso a pagamento a nuove offerte.BR b La pubblicità. /bCrescono gli investimenti pubblicitari (+3,8% nel complesso), ma cala la pubblicità sui giornali (-4,3%), sui periodici (-5,4%) e soprattutto sui giornali gratuiti (-25,2%). E allora i soldi degli investitori dove vanno? Soprattutto alle tv (che possiedono una quota di mercato del 60% del mercato pubblicitario).BR b I periodici. /bGrave la crisi della stampa periodica che vede in forte calo le vendite e i ricavi pubblicitari (sul piano diffusionale, i settimanali hanno perso il 10,9% nel 2009 e il 2,5% nel 2010).BR b I conti. /bUn'abile politica di contenimento dei costi ha consentito alle imprese editoriali di riportare in positivo il margine operativo lordo (le spese per il personale sono scese del 9,5%).BR b I giornalisti. /bProprio questo taglio di costi solleva le obiezioni di Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti. «Molti si sono immolati per determinare questa riduzione del costo del lavoro, ed in questa sede c'è il silenzio assoluto sulla condizione di tanti giornalisti sfruttati».BR b Le polemiche. /bMalinconico ha attaccato un servizio del Tg1, in cui si rimarcava la situazione di crisi in cui versa la stampa italiana. 'E' stato strumentale - ha detto - perché appariva generalizzato". Immediata la risposta del direttore, Augusto Minzolini: «Ci sono folle di giornalisti che passano il loro tempo a dare giudizi, spesso faziosi, su questa o quella testata televisiva. Noi ci limitiamo a sottolineare gli errori che appaiono sui giornali».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gigi Furini