I Comuni tagliano sui poveri
BR b PAVIA./b Il segnale forte lo ha dato il Comune di Vigevano: tagliare i poveri per risparmiare sulle uscite sociali dei bilanci con la spia della riserva ormai accesa da tempo. La scure ducale ha colpito la fascia dei redditi Isee, sotto la quale non si paga più nulla per i servizi di mensa scolastica, frequenza ai nidi e accesso ai trasporti pubblici. A Vigevano la fascia dell'esenzione non c'è più. Tutte le fasce-povertà sono adesso accorpate su un unico zoccolo di 9.415 euro sotto il quale si paga comunque. Ma la strategia del tirare la cinghia si sta diffondendo. Dove non è arrivata la scure si agisce sul freno.BR La tendenza è abbassare la soglia minima d'esenzione oppure non modificarla per non restringere il numero di coloro che potrebbero non pagare. A Mede la fascia più bassa è ferma dal 2001 a 3.500 euro annui di reddito, i sindacati spingono per portarla almeno ai 6mila euro che è la quota standard delle pensioni minime.BR Il problema è delicato, la vertenza difficile. «In Italia non esiste una soglia prefissata di povertà. Ognuno si basa su propri parametri, di solito si prende a riferimento la pensione minima Inps. Redditi da fame, comunque - osserva Graziella Galli, responsabile Cgil di Vigevano Lomellina - Eppure le amministrazioni nicchiano nel cambiare le tabelle, adeguarle alle nuove situazioni economiche. Prima di pensare a me si dovrebbe agire sui regolamenti e sulla tabelle Isee si pensa ai bilanci, ai trasferimenti statali tagliati. Le prime ad essere colpite sono le spese sociali».BR Redditi Isee. Quale è il confine del minimo vitale? A Torrevecchia Pia come in altri Comuni che hanno usato il criterio dell'uniformità del dato, è di 5.358 euro di reddito Isee. Il che significa, usando le tabelle di riferimento, che si sta parlando, ad esempio, di una famiglia di quattro persone che vive in casa d'affitto (5mila euro di canone annuo) e che riunendo tutti i redditi non arriva a 12 mila euro all'anno. Si ragiona, quindi, su livelli di sopravvivenza sociale.BR Poveri e nuovi poveri sono in aumento, ma i Comuni hanno meno soldi a bilancio e devono ridurre le uscite anche sul fronte sociale. Una fornice che si allarga perchè il popolo che chiede la certificazione Isee per ottenere benefici e agevolazioni sta aumentando. L'ultimo rapporto ministeriale segnala per la provincia di Pavia una incidenza del b4,6 per cento/b della popolazione Isee sul resto della popolazione residente. E' uno dei valori più bassi di Lombardia. Di certo ben lontano dal 56,2 per cento di molte province del Mezzogiorno. Ma questo valore è in forte crescita. Infatti la provincia di Pavia con un indice del b4,3 per cento/b risulta essere tra quelle lombarde, quella che mostra uno degli incrementi più forti rispetto all'ultima rilevazione (2007).BR Passando all'analisi di come si muove, anche in provincia di Pavia, il flusso di sottoscrizioni si conferma in linea generale quanto già osservato nelle precedenti edizioni del rapporto Isee.BR Vi sono due picchi nel flusso di domande di certificazioni Isee. Uno nei mesi autunnali spiegato dall'inizio dell'anno scolastico e di quello accademico (le prestazioni per il diritto allo studio sono tra le più diffuse tra quelle che adoperano l'Isee) e uno a partire dai mesi primaverili a ridosso delle scadenze fiscali. L'unica eccezione in questo andamento pavese con riscontri nazionali è costituita da quanto registrato nel 2008, anno in cui si stato registrato un terzo picco nel mese di dicembre, in corrispondenza all'introduzione della Carta Acquisti, che evidentemente si è rivolta in gran parte a persone che non erano ancora in possesso di una dichiarazione Isee.BR Ma dalle analisi delle Isee pavesi emerge anche uno spaccato sociologico interessante. Riguarda gli stranieri. La crescita dell'immigrazione fa lievitare le richieste del popolo Isee per sostegni familiari e scolastici rispetto a quelli riguardanti la presenza di anziani in famiglia. E la pressione straniera sull'Isee sta aumentando. Ultimo riscontro pavese, con riflessi nazionali.BR Dalle autocertificazioni sui risparmi (quindi a forte rischio di sottostima) emerge che se per una famiglia italiana ci si ferma poco sopra i 9mila euro risparmiati, gli stranieri scendono invece a 3mila euro. Per gli esperti una cifra che espone a tracolli senza ritorno.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Fabrizio Guerrini