Pressing su Roma: «Bombardate»
BR b ROMA. /bGli americani sostengono che c'è una situazione militare di 'stallo" in Libia, la Nato la ritiene invece 'fluida". Resta però il fatto che con l'uscita di cento caccia statunitensi dal teatro della guerra, con il 'fuoco d'amico" della Nato che colpisce gli insorti (in proposito, il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen ha espresso ieri il suo 'rammarico profondo", ma non le scuse) e con la tenacia di Gheddafi di non mollare né il potere né la caccia ai ribelli, da molte parti si fa sempre più pressante la richiesta all'Italia di 'condividere anche gli oneri" e prepararsi a bombardare la Libia.BR Lo ha chiesto l'altro giorno a Bengasi Ali al-Isawi a Guido De Sanctis, rappresentante italiano in Cirenaica, che insieme ai suoi colleghi britannico e francese erano stati convocati per sentire le lamentele del Consiglio nazionale di transizione sul pericolo della caduta di Bengasi: bisogna intervenire dal cielo per proteggerci, ha detto in sostanza al-Isawi, sottolineando implicitamente l'assenza dei caccia italiani sui cieli di Cirenaica. Più chiaro è stato più tardi Rasmussen nel corso di una telefonata con Franco Frattini: l'Italia partecipi ai bombardamenti, altrimenti perdiamo la guerra, è stata la sintesi della loro lunga conversazione.BR Viene a galla, quindi, l'ambiguità con cui fin qui l'Italia ha condotto la sua partecipazione al conflitto. La questione ha tuttavia dei contorni assai complessi, innanzitutto dal punto di vista politico. I vertici della Marina e dell'Aeronautica militare fanno sapere che i loro Tornado, gli Amx e gli AV-8B, a decollo verticale, sono pronti a decollare, ma il problema è politico. Cioè: «E' di competenza del governo», come ha precisato ieri Maurizio Massari, il portavoce della Farnesina. Il che vuol dire che La Russa dovrà valutare se è disposto a passare come 'ministro di guerra", se accetterà la valanga di critiche nel caso che i Tornado, invece che sulle postazioni dei lealisti, scarichino le bombe sui ribelli. Mentre Silvio Berlusconi dovrà vedersela con Umberto Bossi, da sempre critico nei confronti della guerra in Libia.BR Un grattacapo non da sottovalutare che dovrà trovare una soluzione da qui a martedi, quando ci sarà a Roma il capo del Cnp, Mustafa Abdel Jalil, che incontrerà Frattini, ma anche Berlusconi e Napolitano. Alcune fonti sostengono che Jalil avrà dei contatti anche con i vertici Eni per negoziare i futuri rapporti.BR A monte restano tutti i guai della guerra, con il tiramolla di lealisti e insorti su Brega, con Misurata ancora sotto assedio e con Ajdabiya, ieri teatro di violenti combattimenti, mentre la Nato bombardava per impedire il trasporto di petrolio che serve alle truppe di Gheddafi verso Tobruk. Ma anche in questa occasione la Nato ha rischiato di colpire gli insorti, come a Brega. «Dall'alto non possiamo identificare di che natura siano i mezzi in movimento», ha detto l'ammiraglio Hardin, il vice-capo delle operazioni della Nato, aggiungendo che per questo 'non può chiedere scusa" a Bengasi.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Bijan Zarmandili