«Cosi a Pavia settore pubblico asservito ai privati»

b PAVIA./b «Questo processo è l'esempio di come a Pavia può esserci un malaffare diffuso nella gestione degli appalti e l'asservimento sistematico del pubblico agli interessi del privato». Il pm Roberto Valli comincia la sua requisitoria con parole che pesano come pietre. Gli imputati scuotono più volte la testa. L'imprenditore Scagnelli, che poco prima aveva raccontato «il danno procurato da questa storia alla mia attività, con gli operai lasciati a casa», vorrebbe interrompere la relazione accusatoria del pm, ma il suo legale lo ferma. Valli parla per oltre un'ora. E fa un affresco del contesto in cui i reati contestati sarebbero maturati. «Un contesto fatto di pressioni da parte di assessori che non hanno esitato a minacciare di licenziamento funzionari onesti, che hanno avuto solo la colpa di denunciare i fatti a cui stavano assistendo - sono le parole del pubblico ministero -. E' Vito Sabato a confermare queste pressioni e ha prospettare un quadro di allarmante gravità. Il contesto è quello di un malaffare diffuso nella gestione degli appalti all'Ufficio traffico. Un sistema criminale che ha avuto come protagonista proprio il dirigente Capone. Lui, insieme a Scagnelli, aveva messo in piedi un sistema criminale per far eseguire i lavori sempre alle stesse ditte. E nello stesso tempo si induceva il Comune a pagare quei lavori due volte. Sorge quantomeno il sospetto che Capone abbia tratto vantaggi da questo sistema, caratterizzato da una disinvolta gestione del pubblico, asservito al privato». Valli fa riferimento all'accusa di peculato, che ipotizza l'utilizzo di mezzi e operai per lavori delle imprese nell'abitazione privata di Capone. «Inoltre, come ci ha spiegato il comandante dei vigili urbani di Pavia Gianluca Giurato, si facevano lavorare sempre le stesse ditte - prosegue il magistrato -. Nessun'altra tra quelle che avevano vinto gli appalti ha mai messo piede a Pavia. Questo era consentito da una radicata prassi corruttiva». «Ai tre imputati non possono essere concesse le attenuanti generiche - conclude Valli -. Nemmeno a Colli, anche se forse lui è stato più usato da Capone. Ciononostante per anni ha continuato a prestarsi a certe condotte illecite». Valli ha chiesto alla fine la trasmissione della sentenza alla Corte di conti, per la valutazione dell'eventuale danno economico patito dall'amministrazione comunale. (m. fio.)BR