«Via la norma che vieta il partito fascista»

bROMA. /bIl presidente del Senato Renato Schifani si è detto scandalizzato. Il ministro Gianfranco Rotondi ha garantito che il governo non ha alcuna intenzione di abolire il reato di apologia di fascismo e quindi di ricostituzione del partito. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del partito democratico ha definito la proposta «grave e offensiva per la storia del Paese e della Repubblica». «Dopo le leggi ad personam questa maggioranza dimostra di aver perso i freni inibitori», ha commentato il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando.BR Tra proteste dell'opposizione e imbarazzi del Pdl però, nulla sembra far recedere il senatore del Popolo delle Libertà Cristiano De Eccher, primo firmatario della proposta di legge depositata in Senato il 29 marzo scorso che prevede l'abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione italiana, cioè quella che vieta"la riorganizzazione sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Gli altri firmatari sono Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro, tutti del Pdl. Fino a ieri c'era, nella pattuglia dei volenterosi, anche il senatore Egidio Digilio di Futuro e Libertà che però ha ritirato la sua adesione dopo una chiacchierata con il suo capogruppo Italo Bocchino. Qualche indizio su come sia spuntata l'idea di aprire la strada alla rinascita del fascismo organizzato si trova nel cursus honorum del senatore De Eccher, origini trentine, e militante duro e puro di Avanguardia Nazionale, del Msi, e poi di Alleanza Nazionale, eletto nel 2008 nel collegio di Rovereto e Riva del Garda, cittadina che, sull'altra estremità del Lago di Garda, guarda a Salò. «Eccher è uno che non cambierà mai», ha commentato il senatore Pd Gerardo D'Ambrosio che, da sostituto procuratore della Repubblica a Milano negli anni 70 lo indagò in relazione alla strage di piazza Fontana.BR Di lui si precisa inoltre nelle biografie che appartiene a una nobile famiglia trentina legata alle corti dell'antico Sacro Romano Impero e dunque a Carlomagno. C'è da aspettarsi che la sua prossima mossa sia l'abolizione dell'articolo 4 delle disposizioni finali della Costituzione: «I titoli nobiliari non sono riconosciuti». Se la proposta di De Eccher e camerati sul partito fascista passasse, eventualità piuttosto remota, essa cancellerebbe anche la legge del 1952 punisce chi «pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». Se passa l'abolizione dell'articolo 12 chiunque, l'indomani, potrebbe rifondare il partito fascista e sfilare per le strade con i manifesti di Benito Mussolini. (l.i.)P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P