Uomo smarrito ma non lasciato solo

BR Scende dal furgone della polizia penitenziaria e con la mano sinistra si appoggia alla stampella; la destra regge una sporta di quelle che si utilizzano per la spesa. Dentro ci sono le carte del processo. Dal 13 luglio, quando Carlo Chiriaco fu prelevato all'alba nella sua abitazione di Pavia, sono trascorsi 266 giorni. Barba che copre il viso e berretta da marinaio firmata calcata in testa, l'ex direttore dell'Asl varca il portone del palazzo di giustizia. Intorno secondini e famigliari. In aula, alla spicciolata, arrivano anche amici e conoscenti, quelli che vogliono esserci. Chiriaco siede tra gli avvocati e dà le spalle al pubblico. Alla sua destra, poco distante, allo stesso tavolo, come rannicchiato sotto la finestra socchiusa, c'è Pietro Trivi. I due non si guardano fino alla prima interruzione dell'udienza. I giudici escono e Chiriaco dice qualcosa, forse al suo legale, e quelle parole provocano un cenno di assenso da parte di Trivi. O è solo un'impressione nella giornata dell'imbarazzo. Chiriaco adesso rompe gli indugi e affronta il pubblico. Sa già dove sono posizionati i suoi famigliari. Cosi si volta e guarda il resto della platea. Cenni di saluto, sorrisi ricevuti e contraccambiati con due uomini sui sessanta che sono li per dimostrare solidarietà. Il Chiriaco imputato non è un uomo solo nell'aula angusta e affollata del tribunale di quella che da più di 30 anni è la sua città d'adozione. E oltre lo smarrimento di scendere da un cellulare in mezzo ai secondini, si provoca imbarazzo guardando gli altri in faccia. Occhiate che durano un istante. Mentre la verità processuale resta da scrivere.BR

Stefano Pallaroni