LO SFASCIO ISTITUZIONALE E IL DELICATO RUOLO DEL COLLE
Un Parlamento che, quando funziona, opera quasi esclusivamente per approvare, a fatica, leggi per salvare il Presidente del Consiglio dai processi nei quali è imputato e che riesce nel suo intento fra liti e risse, insulti e sbeffeggiamenti, getta il discredito sulle istituzioni. Parlamentari i quali, essendo corsi in aiuto di una maggioranza governativa che stava per andare a fondo, si definiscono, con sprezzo del ridicolo,"i Responsabili" e mercanteggiano, oltre alla ricandidatura, anche una carica di governo o di sottogoverno, sporcano il loro compito costituzionale di rappresentanza della nazione.BR Un governo del"promettere senza mai fare" il cui capo dà il meglio di sé nei comizi più o meno improvvisati, negli interventi telefonici, nelle comparsate alle riunioni di associazioni osannanti, che vivacchia in attesa di essere rafforzato da nuovi, costosi, afflussi di parlamentari trasformisti, costituisce il problema del paese, non la sua soluzione. Il già non molto prestigio internazionale dell'Italia evapora in maniera che tutti gli osservatori definiscono imbarazzante. Fortunatamente, nei suoi viaggi all'estero, con i suoi discorsi, con il suo stile, il Presidente della Repubblica riesce a comunicare una diversa, più seria, persino nobile, immagine dell'Italia.BR Probabilmente, non basta, sicuramente serve anche se, ritornato il Presidente in Italia, trova forse la peggiore manifestazione di barbarie istituzionale mai sperimentata dal 1994 ad oggi. Un ministro che perde la testa e insulta la Presidenza della Camera, parlamentari della maggioranza che fanno guerriglia nel luogo che rappresenta la sovranità popolare, un altro ministro che addirittura trova la soluzione al problema dei migranti con un'insultante espressione dialettale. Al Presidente non resta che ribadire che, l'esistenza di una maggioranza numerica, ma raccogliticcia, non basta a evitare lo scioglimento anticipato del Parlamento, se quella maggioranza non è anche operativa, vale a dire se non dimostra concretamente capacità di governo, di traduzione delle sue promesse elettorali in politiche pubbliche nell'interesse del paese.BR A fronte di questa maggioranza governativa che i sondaggi dicono essere stata pochissimo scalfita dagli scandali di Berlusconi, ma che potrebbe esserlo molto di più in un'arroventata campagna elettorale, sta un'opposizione che non riesce a combinare il suo fondamentale ostruzionismo parlamentare, stando dentro le aule, con una efficace mobilitazione popolare. Nella sua saggezza costituzionale, il Presidente della Repubblica sa che non deve correre il rischio né di mostrarsi accomodante nei confronti dei partiti di governo né di procedere ad uno scioglimento anticipato non completamente giustificabile secondo la Costituzione. A causa della legge elettorale, che potrebbe tuttora produrre maggioranze differenti alla Camera e al Senato e della frammentazione clamorosa del Popolo della Libertà nel quale è cominciata la guerra per bande tutti contro tutti per ottenere alcuni brandelli dell'eredità berlusconiana, le elezioni non sarebbero neppure risolutive.BR Sullo sfondo, interessante, ma probabilmente non risolutivo, si prospetta l'ingresso in campo di un nuovo protagonista politico: Luca Cordero di Montezemolo, ma, nel logorio di un sistema, è difficile credere che una personalità, per quanto autorevole, riesca in un colpo solo a cambiare la qualità e l'andamento della politica italiana. Tuttavia, nelle condizioni attuali, qualsiasi novità che scompagini i due maggiori contenitori partitici e la loro, nelle parole del Presidente Napolitano,"eccessiva partigianeria", è certamente auspicabile.P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P