Esplode la rivolta delle buste gialle

BR Maria Rosa Tomasello BR b LAMPEDUSA. /bLa rivolta delle buste gialle scoppia nel primo pomeriggio, quando centinaia di tunisini che da giorni aspettano con lo sguardo nel vuoto, si muovono dal porto in corteo con le loro poche cose raccolte in un sacchetto. Sfilano compatti diretti verso il centro del paese: 'Liberta, liberta" scandiscono. Cosi, senza l'accento. 'Sicilia, Sicilia", perché per loro l'isola maggiore è già terraferma. «Basta Lampedusa, basta, via». A fare esplodere la rabbia dei migranti è l'incertezza che grava sul loro destino. Senza riparo, senza bagni né docce, non sanno dove andranno, non sanno quando partiranno. Temono più di tutto di essere rimandati indietro: «Vogliamo la libertà, perché in Tunisia non ce la facciamo più». E' una esasperazione che cresce di ora in ora. Il giorno precedente hanno visto centinaia di compagni di viaggio prelevati dalle forze dell'ordine per essere condotti all'interno del cento di accoglienza, dove sono in corso le procedure di identificazione e fotosegnalazione di ognuno, indispensabili prima dell'imbarco. Nessuno però sa come avvenga la selezione. Perché uno venga scelto per partire e l'altro no. E nessuno sa dare loro informazioni precise. Dopo mezz'ora di proteste, è l'intervento di un funzionario di polizia a riportare la calma grazie alla traduzione di un mediatore culturale che spiega ai manifestanti la situazione: «Bisogna aspettare ancora qualche giorno, ma partirete tutti».BR In 24 ore, la popolazione immigrata di Lampedusa si è ridotta di circa 1800 uomini. Mercoledi erano 5572, ma tre partenze hanno portato la cifra a 3700. All'alba di ieri è salpata la 'Excelsior", gigante della Grandi navi veloci, con a bordo 1690 persone, direzione Taranto. Altre 600 sono state imbarcate sulla 'Catania" della Grimaldi, approdo ancora Taranto, mentre circa 200 sono stati spediti altrove con un ponte aereo. Si tratta di una parte dei 449 arrivati mercoledi sull'isola in nove diversi sbarchi: «Non è ancora chiaro dove andranno. Credo in Puglia o a Crotone - spiega il sindaco Bernardino De Rubeis - ma è il segno che il presidente Berlusconi sta mantenendo le promesse, quando ha detto che Lampedusa sarà solo una piattaforma da cui gli immigrati saranno trasferiti immediatamente altrove».BR Ma il piano di svuotamento dell'isola in due giorni annunciato dal premier subisce subito una battuta d'arresto. Dopo giorni di bonaccia che ha favorito gli interminabili arrivi delle carrette del mare, nel primo pomeriggio il vento e il mare che si ingrossa impediscono alla nave 'Clodia" della Tirrenia di attraccare a Cala Pisana, dove dopo la partenza della 'Catania" le forze dell'ordine hanno rimesso in moto le navette per trasportare i migranti. Quando sulla banchina sono già stati condotti ormai in 370, appare chiaro che per oggi nessun altro lascerà Lampedusa: la nave, che può contenere oltre mille persone, resta al largo in attesa di condizioni meteo migliori. Tra i migranti, chi lo chiede viene riportato al centro. Altri, nonostante il vento gelido, scelgono di non muoversi. E' questo stallo delle partenze che nelle stesse ore fa crescere la tensione tra le centinaia di tunisini ancora accampati sul molo e sulla collina in attesa dell'identificazione. Poco dopo le 15, sotto gli occhi della senatrice leghista dell'isola Angela Maraventano, si mettono in marcia. 'Liberta, liberta". «Ma perché fanno cosi?» chiede la parlamentare allarmata. «Nessuno gli spiega nulla» rispondono i giornalisti. Vengono avvertiti i carabinieri, in centro si precipita la polizia. Ma nonostante la rabbia, che fa temere che la situazione possa sfuggire di mano, la protesta resta pacifica. Al largo dell'isola, ora, con la Clodia, si trovano altre due navi pronte a caricare: la Waitling Street e la San Marco. Nessuno però sa quando potranno avvicinarsi al molo.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

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