Tasse arretrate per trecento negozi

BR bVIGEVANO. /bbA circa 300 commercianti e artigiani sarà chiesto il pagamento di un arretrato per le insegne esposte davanti alle loro attività: 111 euro in media a ciascuno, all'anno, per 5 anni, per un totale di oltre 150mila euro. Per un errore.BR /b Errore, però, non commesso da chi ha esposto le insegne. Per questo, in consiglio comunale l'opposizione ha contestato la delibera che cambia il regolamento comunale per l'Imposta sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, approvata dalla maggioranza Lega Nord e Polo Laico (contrari Civiltà vigevanese e Pdl, astenuto il Pd). Il problema tocca chi ha insegne di esercizio, con superficie superiore ai 5 metri quadrati. Nel 2002, il Consiglio aveva introdotto una franchigia di 5 metri quadri per le insegne con superficie maggiore. Chi ha, ad esempio, un'insegna di 8 metri quadri, paga l'imposta solo per 3 metri quadri e non per 8. Il dirigente del settore finanziario, Daniela Sacchi, ha spiegato che la nuova concessionaria cui il Comune ha assegnato l'incarico di riscuotere l'imposta di pubblicità (la Tre Esse di Frosinone, con sede a Vigevano in via Cairoli) ha informato l'amministrazione che, in base a una legge del 2002, «per le insegne di esercizio, di superficie superiore ai 5 metri quadrati, l'imposta o il canone sono dovuti per l'intera superficie». Chi ha un'insegna di 8 metri quadrati, cioè, paga per 8 metri. Non potendo recuperare le somme dal 2002, perché dopo 5 anni scatta la prescrizione, il concessionario recupererà le cifre dal 2006. Fino a 5 metri, l'esenzione resta. «La legge è entrata in vigore dopo il regolamento - ha spiegato la dirigente - che va adeguato alla norma». In Consiglio è però esplosa la polemica. «E' ingiusto chiedere adesso i soldi ai commercianti per una mancanza non loro, ma della precedente amministrazione - ha affermato Fiorella Valvo (Civiltà vigevanese) -. Stiamo parlando di norme uscite nel 2002». Carlo Pizzi (Civiltà vigevanese) ha aggiunto: «Se fosse chiesto a me di pagare l'arretrato, farei ricorso». «E' iniquo che si chiedano soldi arretrati - ha sottolineato Carlo Alberto Motta (Pd) -. Semmai ci si rivalga sul concessionario precedente». L'avvocato Alberto Cavarsaschi (Pdl) ha sostenuto che «l'errore è stato dell'amministrazione comunale, perché il precedente concessionario (la ditta Colombo) ha applicato un regolamento del Comune». «E' una questione tecnica - ha detto il sindaco Andrea Sala -. Quei soldi sono dovuti e io non posso prevedere un dispositivo che vada contro la legge: arrecherei un danno erariale al Comune di cui dovrei rispondere. Sentiremo l'ufficio legale, per capire se la cifra si può recuperare senza chiederla agli esercenti, ma il regolamento va adeguato». Paolo Bandinu, direttore dell'Ascom, sorpreso dalla notizia dice: «Non eravamo stati informati, ma certo non è colpa di chi ha già pagato quel che gli era stato chiesto».BR

Denis Artioli