Il genocidio curdo in «I fiori di Kirkuk»

bTORTONA./b Storia di patriottismo, spirito missionario e amore spassionato, «I fiori di Kirkuk» di Fariborz Kamkari (oggi, ore 21, al Multipelx Stardust per la rassegna del Circolo del cinema) riporta alla memoria le stragi etniche e religiose di curdi sciiti compiute alla fine degli anni Ottanta dal regime di Saddam Hussein. Lo fa attraverso la bella Najla, l'attrice Moriana Alaoui (nella foto) un medico che ha studiato in Italia e che tornata nel suo Paese lavora al fianco dell'esercito, in verità più dalla parte delle vittime che degli aguzzini. Najla vuole contribuire tacitamente alla causa delle forze ribelli e raggiungere il proprio innamorato a Kirkuk. Salva bambini e donne, ma soprattutto cerca di salvare, con l'aiuto di un ufficiale innamorato di lei, il fidanzato arrestato e pestato nelle carceri del regime in quanto ribelle.BR Il film è coraggioso, con un merito storico e civile notevole. A volte, però, l'impegno non basta. La storia poteva essere forte e interessante. Kamkari, invece, la tratta con una regia fotoromanzante, piena di effetti sentimentali e pasticci ideologici. Ma il finale registra un'impennata sul piano emozionale, rivelando il miracolo di un amore senza limiti che comprende il sacrificio della vita.BR