Napolitano: ricordiamo il nostro passato

b NEW YORK. /bRicordiamoci di quando eravamo noi a varcare il mare, spesso in condizioni estreme, e teniamo a freno gli eccessi di reazioni di fronte a quanti vengono a cercare futuro in Italia. Giorgio Napolitano lo chiede dalla terra d'eccellenza dell'emigrazione italiana, gli Stati Uniti, dove si trova per una visita di tre giorni. Molti dei disperati che sbarcano a Lampedusa sono mossi dalla pura necessità di sopravvivere, e se è vero che non è facile gestire una situazione che ci ha visto in pochi anni arrivare ad una presenza degli extracomunitari pari al sette percento della popolazione globale, bisogna gestire le reazioni che non sembrano ispirate dalla razionalità.BR «C'è una cosa in comune» tra l'emigrazione italiana di cent'anni fa e quella attuale verso l'Italia, spiega il Capo dello Stato che oggi visiterà proprio il museo dell'emigrazione di Ellis Island. Questa cosa è «la ricerca talvolta disperata di lavoro e di una vita decente». Nella «diversità del contesto mondiale» rispetto ad allora spicca il dato che «noi siamo, tra i paesi europei, gli ultimi arrivati» in quanto luogo di immigrazione. E allora «è importante che non si dimentichi di essere stati noi un paese di emigrazione».BR Sull'emergenza Lampedusa è intervenuto anche il cardinale Angelo Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio Cei apertosi ieri pomeriggio a Roma. Di fronte all'emergenza dei flussi migratori e all'arrivo di «tanti profughi», gli abitanti di Lampedusa «non devono sentirsi soli»: per questo, la Cei chiede al governo «un ulteriore sforzo perché, avvalendosi di tutti gli strumenti anche comunitari, si dia sollievo all'isola e ai suoi abitanti».BR