Pd-maggioranza, è battaglia al Senato
BR b ROMA. /b«Non si tratta di fare la guerra ma di impedire la guerra. L'uso della forza in Libia sarà prettamente conforme alle regole dell'Onu. Ora dobbiamo tornare alle regole certe con un'unica catena di comando affidata alla Nato. La priorità è che si raggiunga il cessate il fuoco». Ad illustrare la posizione dell'Italia nella guerra contro Gheddafi è il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e non il presidente del consiglio, come avevano chiesto le opposizioni che presentano tre risoluzioni (Pd, Terzo Polo, Radicali) e alla fine di una giornata convulsa votano contro quella della maggioranza. Berlusconi, che punta sul coinvolgimento della Nato, si dice «amareggiato» e accusa l'opposizione di «indebolire» l'Italia. Una critica che viene rispedita al mittente dalla capogruppo dei senatori Democratici, Anna Finocchiaro, che aveva proposto di votare tutti insieme, maggioranza e opposizione, non la risoluzione Pdl-Lega (considerata una «resa al Carroccio») ma le conclusioni di Frattini lette in aula: «Avevamo proposto una soluzione unitaria ma il governo ha rifiutato».BR A palazzo Madama, dove interviene anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spetta al titolare della Farnesina il compito di provare a ridurre al minimo i contrasti tra Berlusconi e Bossi ma anche di tentare una difficile mediazione con l'opposizione. Il testo del Pd ricalca quello che è stato votato la scorsa settimana nelle commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera. E la Finocchiaro rivendica il diritto di vederlo votato anche dall'aula di palazzo Madama: «E' un impegno già preso e va votato».BR I contrasti nella maggioranza portano invece alla stesura di una risoluzione che mette in primo piano la «gestione europea» dei profughi e dei clandestini e chiede il «rispetto dei contratti per l'approvvigionamento energetico» stipulati dalle imprese italiane. «Quello che avevamo chiesto è stato accolto e quindi sono favorevole» dice un soddisfatto Roberto Maroni.BR La maggioranza si ricompatta ma il documento produce una frattura con l'opposizione per la quale la risoluzione del governo doveva ricalcare il mandato delle Nazioni Unite per poter essere votata. «Noi non siamo interessati a documenti e argomentazioni che servono solo a coprire le miserie di un governo che non ha mostrato sin qui una posizione univoca ed ha mostrato al mondo di essere in uno stato confusionale» affonda Pier Luigi Bersani per il quale la logica che guida il governo è quella di chi «vuole riparare ai danni causati dal suo intervento in Libia». E pazienza se Frattini in aula dice che il trattato bilaterale con la Libia deve essere considerato «sospeso di diritto e non più di fatto» e prova a tendere una mano al partito di Bersani proponendo alla maggioranza di «consisderare alcuni punti significativi» della risoluzione del Pd. A preoccupare i Democratici è soprattutto il riferimento alle misure per contrastare il flusso di profughi. «La verità è che il governo e l'Italia sono condizionati dalle Lega» taglia corto Anna Finocchiaro. Francesco Rutelli tenta invano una mediazione e fa sapere che il Terzo Polo potrebbe votare la mozione Pdl-Lega se saranno recepiti «alcuni passaggi» della mozione Api-Udc-Mpa-Fli. A indispettire l'opposizione è l'assenza di Berlusconi in aula. E il dipietrista Pedica è furioso: «E' una vergogna, neanche fossimo in tribunale».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi