Capopopolo con le stellette
bLAMPEDUSA. /bQuando nel settembre 2009 fu nominato assessore comunale a Lampedusa, il generale Antonio Pappalardo la fece semplice: promise agli isolani una fabbrica di acqua minerale, dissalando quella marina; e poi impianti fotovoltaici che avrebbero affrancato la popolazione dalle bollette e motori per le barche alimentati ad acqua di mare. Un anno e mezzo dopo l'ex capo del Cocer, l'organismo di rappresentanza dei militari, ha lasciato giunta e programmi, giovedi, nell'anniversario dell'Unità d'Italia, ha riunito in piazza un gruppo di cittadini leggendo loro una lettera da inviare al presidente della Repubblica: «Qui l'Italia non c'è», scrive Pappalardo, e in ogni caso «non è quella che abbiamo sognato». Ieri Pappalardo era sul molo di Lampedusa ad appoggiare la protesta degli abitanti contro l'arrivo di migranti presi a largo dalle motovedette e portati sull'isola. Un po' sognatore e impaziente l'ex generale dei Carabinieri lo è sempre stato: nel '92 lasciò il Cocer e venne eletto alla Camera nel Psdi, dopo che il comandante dell'Arma Antonio Viesti lo aveva querelato per diffamazione, querela dalla quale fu assolto. Due anni dopo militava in An.BR