Berlusconi al Colle, frenata sul rimpasto
BR bROMA. /bNo ai ministri a rate. E sui nomi ci sono fortissimi dubbi. Napolitano dà lo stop al minirimpasto proposto da Berlusconi. Il premier ieri mattina è salito al Quirinale con una lista di poche righe: Giancarlo Galan ai Beni Culturali e Saverio Romano all'Agricoltura, un viceministro, Calearo e poi quattro sottosegretari, Cesario, Belcastro, Polidori e Pionati. Tutti della squadra dei 'responsabili" passati all'incasso. «L'intenzione è quella di fare l'operazione tutta insieme» ha confermato il premier in serata. Vessato dalle richieste della 'terza gamba" della maggioranza, ormai decisiva per la sopravvivenza del Governo, il premier avrebbe giocato sul Colle la carta di chi è accerchiato. Il Capo dello Stato però non ha ceduto facendo presente che un intervento, per rinforzare la squadra di Palazzo Chigi si può certamente fare ma in una sola volta e non per mezzo di un decreto per modificare il numero degli uomini di governo fissato dalla legge Bassanini. Al Quirinale poi non nascondono fortissime perplessità sul nome di Saverio Romano. Il politico siciliano è indagato a Palermo per corruzione, chiamato in causa da Massimo Ciancimino per una vicenda di tangenti quando all'epoca era il collaboratore di Totò Cuffaro. Tra i deputati di Iniziativa Responsabile monta l'irritazione nonostante Berlusconi abbia assicurato che le loro richieste saranno esaudite la prossima settimana. Intanto ieri è però partita la prima fronda di avvertimento: i responsabili sono diventati di punto in bianco 'irresponsabili" lasciando i banchi vuoti e rischiando di far andare sotto il Governo sull'election day. Per stamani poi, hanno convocato una conferenza stampa alla Camera, dove il menù principale sarà composto con molta probabilità dal rimpasto. «E' il frutto del percorso molto discutibile che ha portato all'allargamento della maggioranza in maniera surrettizia, adesso per Berlusconi c'è un prezzo a pagare», commenta il finiano Granata. Cara, carissima legislatura per il Cavaliere che solo poche settimane fa vantava avere molti posti da ricoprire dopo l'uscita di Futuro e Libertà. Oggi invece tutto è diverso e le grane aumentano. Claudio Scajola ne è l'esempio: ai suoi fedelissimi ha confidato che ha sgombrato il campo dalla minaccia di gruppi autonomi, ma anche detto al premier che non intende cedere di un millimetro specie sulla gestione del partito duramente criticata. L'ex ministro sembra puntare all'incarico di coordinatore unico del Pdl ma la strada sembra sbarrata dal grande nemico Denis Verdini. Nella lunghissima agenda dell'ufficio di presidenza del Pdl convocato a Palazzo Grazioli anche il caso Giovanardi che ha messo sul piatto la delega di sottosegretario alle Politiche per la famiglia dopo aver assistito al taglio del budget ministeriale del 90 per cento in tre anni. Il caso è stato affrontato in un incontro con Tremonti che non ha mostrato troppa disponibilità ad aprire la borsa. Un decreto sarebbe invece all'orizzonte per recuperare parte dei tagli del Fondo unico per lo spettacolo, per le forze dell'ordine e per onorare gli impegni con le Regioni e assegnare le risorse per il trasporto pubblico locale, dalle quali dipende l'assenso sul prossimo decreto sul fisco regionale.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Nicola Corda