«Essere italiani», in 250 alla serata con Calabresi
b PONTECURONE./b La memoria, la famiglia, il coraggio e lo studio come valori da seguire. E poi la contraddizione, specchio del Paese: l'altra sera, in una sala Soams gremita da oltre 250 persone, provenienti da tutta la zona, il direttore de «La Stampa», Mario Calabresi, ha spiegato ai ragazzi della scuola media Zanardi Bonfiglio cosa significhi «Essere italiani oggi». Senza parolone e rimandi al Risorgimento (l'incontro, organizzato da Comune e biblioteca, rientrava nelle celebrazioni per l'unità d'Italia), ma raccontando la propria vita e quella di altre persone: esempi dell'Italia passata e presente per capire come comportarsi nel futuro. I protagonisti della serata sono stati gli studenti, che per quasi due ore hanno intervistato il direttore del quotidiano torinese. Ma poi c'erano protagonisti invisibili e lontani: il Calabresi bambino e orfano di padre, il giovane e brillante ricercatore italiano che deve andare negli Stati Uniti per trovare successo, il ragazzo di Kabul (Jawad Joya) che da disabile e analfabeta passa ad essere in pochi anni consulente dell'amministrazione Obama, grazie alla sua ferrea volontà e all'aiuto iniziale fornito dalla Croce rossa italiana. Si capisce che il direttore ama le storie delle persone: le ha raccontate a lungo, senza badare alle lancette dell'orologio. Ma alla prima domanda dei ragazzi («Cos'è l'Italia oggi»?) il direttore Calabresi ha risposto con i numeri: «Nel 1961 - ha detto - la popolazione era a piramide: alla base c'erano tanti giovani, e più la piramide si assottigliava, più l'età aumentava. Oggi sono di più le persone che superano i 65 anni, rispetto a chi ne ha meno di 25: ecco perché per i giovani è difficile emergere, ma allo stesso tempo è proprio grazie ai nonni e ai loro risparmi che l'Italia regge». A quella demografica, si aggiunge un'altra contraddizione: «In molti storcono il naso quando si parla del nostro Paese, ma poi quando glielo si chiede, l'86 per cento risponde di sentirsi orgoglioso di essere italiano». Tante sono state le domande rivolte dai ragazzi di Pontecurone a proposito del libro «Spingendo la notte più in là», in cui Calabresi scrive la storia di famiglia: «Mia madre - ha detto il direttore de 'La Stampa", raccontando la sua infanzia - mi ha dato un insegnamento di vita quando mi ha spiegato che dovevo ridere e scherzare, anche se mio padre era morto, perché lui dal cielo voleva vedermi felice». Non arrendersi nonostante le difficoltà: si è capito che questo, per Calabresi, significa «essere italiani oggi». E perché il direttore de La Stampa venisse a spiegarlo a Pontecurone - dice Ernesto Nobile, assessore alla Cultura - «è bastato scrivergli una mail di invito». La presentazione della serata alla Soams era stata tenuta dall'insegnante Luisa Bellone.BR
Daniele Ferro