«L'onda nata da una frattura di 500 km»

BR bROMA. /b Nell'area più irrequieta del pianeta, l'onda è arrivata sulla costa dopo aver viaggiato alla velocità di 700 chilometri orari, ha rallentato e si è sollevata: una colonna d'acqua alta dieci metri ha cancellato ogni cosa con la violenza rabbiosa di un terremoto che ha causato uno spostamento di dieci centimetri dell'asse terrestre. Il più grave nel Sol Levante, il settimo della storia. Solo negli ultimi due decenni, le vittime si contano a centinaia di migliaia nell'area della «Cintura del fuoco», dove le placche del Pacifico scorrono sotto le placche continentali americane, agitate dai vulcani sottomarini: lo tsunami ha portato morte e distruzione ieri come avvenne in Indonesia nel 2004, quando il mare uccise 220 mila persone, e com'è avvenuto prima e dopo in Giappone, a Giava, nelle Filippine, a Samoa e in Cile, dove nel 1960 ha avuto luogo il sisma più distruttivo mai registrato (9.5 di magnitudo). «La costa est del Pacifico è la zona in cui la terra libera la maggiore quantità dell'energia che possiede» chiarisce il presidente dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi. «È uno dei terremoti più violenti degli ultimi cento anni. Sotto l'oceano, si è creata una frattura lunga 400-500 chilometri e larga 150-200 e lo spostamento di una parte della crosta rispetto all'altra ha provocato una serie di onde meccaniche che si sono dirette in tutte le direzioni con una energia enorme. L'allarme è stato tempestivo, ma tutto è accaduto in pochissimi minuti».BR Il movimento è stato registrato a una profondità che va dai 24 ai 10 chilometri: «Un terremoto superficiale», spiega Francesco Chierici, ricercatore dell'Istituto di Scienze marine del Cnr, che con il suo gruppo ha creato un prototipo di 'tsunamometro" depositato sul fondo dell'Atlantico, davanti al Portogallo, in una zona di «generazione» di tsunami. «Noi non sappiamo ancora quali siano i terremoti che provocano tsunami, quindi sopra i 7 di magnitudo e con ipocentro sopra i 60 chilometri viene lanciato l'allerta». Per capire se un sisma produrrà o meno onde anomale e anticipare i tempi, Chierici è alla ricerca dei «precursori», segnali che ha identificato nelle onde sonore che si generano quando la colonna d'acqua si muove. L'altezza dello tsunami che si produce «dipende dalla potenza del terremoto, ma anche dalla vicinanza della costa e dalla sua conformazione: in un fiordo norvegese sono state ritrovate tracce di un'onda preistorica di 500 metri». Anche il Mediterraneo è a rischio: «Ci sono stati tsunami a Messina, nel 1908, a Istanbul, a Smirne, uno devastante davanti a Lisbona, nel 1775». L'allarme potrebbe scattare per Sicilia, Puglia, Grecia, Turchia, Algeria e Marocco: «Da noi un sistema di allerta come quello del Pacifico non c'è: ci stiamo lavorando, ma mancano finanziamenti».BR Davanti alla devastazione provocata dal sisma, Giuseppe Bianco, direttore del Centro di Geodesia dell'Agenzia spaziale italiana, rassicura sulle conseguenze dello spostamento dell'asse terrestre, superiore a quello registrato nel 2004 dopo il terremoto di Sumatra: «Qualcuno penserà a una catastrofe, ma bisogna sapere che di assi ne esistono due: l'asse di rotazione, che non viene toccato, e l'asse di inerzia, che cambia anche di decine di metri ogni anno. Questo asse si muove per conto proprio, per i fenomeni di distribuzione della massa sulla superficie della Terra». A influenzarlo sono soprattutto le correnti oceaniche e le grandi masse atmosferiche: «È un indicatore sensibilissimo, ogni fenomeno ha una segnatura sull'asse, ma dipende: se avviene all'equatore l'effetto sul polo è nullo, se è intermedio è massimo». Dieci centimetri, però, non sono nulla: «Nessuna conseguenza sul clima. E un grosso spostamento, se avvenisse, sarebbe provocato da un fenomeno di tali dimensioni, che lo spostamento dell'asse sarebbe l'ultimo problema di cui preoccuparci».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Maria Rosa Tomasello