Mortara, niente bonifica all'ex Barbè

b MORTARA. /bbSi dovrebbe sbloccare la prossima settimana l'ormai annosa vicenda dell'area dell'ex tipografia Barbè, una zona nel cuore del centro storico, alle spalle della Casa parrocchiale di San Lorenzo, abbattuta nel settembre del 2007: le indagini sul terreno avevano infatti evidenziato una presenza di arsenico leggermente superiore a quella consentita dalla legge.BR /b E dunque all'inizio era stata ritenuta necessaria una bonifica del terreno, eventualità che avrebbe fatto lievitare di molto i costi del recupero. La presenza di questo minerale però in queste percentuali, secondo la proprietà, non deriverebbe dalle passate attività industriali, bensi dal fatto che in zona affiora la falda superficiale, le cui acque a volte registrano presenze di arsenico superiori alla norma. La prossima settimana si dovrebbe tenere la conferenza dei servizi conclusiva, a cui parteciperanno la proprietà, il Comune e l'Asl, in cui proprio la famiglia Barbè potrà dimostrare che la presenza di arsenico è sostanzialmente «fisiologica» e non necessita di bonifica. Si potrà cosi procedere con l'intervento di recupero, che sarà realizzato con la nuova formula dei Pii, i piani integrati di intervento. Al posto dell'attuale voragine circondata da una rete metallica e da alcuni teloni, sorgeranno uffici ed abitazioni. La zona interessata è quasi un isolato, seppur di dimensioni contenute, intorno ai 6mila metri quadrati, e gli edifici che vi sorgevano prima sono stati demoliti. Restano i due palazzi che costituiscono il fronte dell'isolato su via San Lorenzo da un lato, la casa parrocchiale, e su via Roma dall'altro, dove fino a qualche anno fa si trovava la libreria Mirella. L'edificio è stato un tempo la sede della Tipografia Cortellezzi, nome che ancora si legge su molte pubblicazioni mortaresi di inizio secolo, ed è stata acquistata nel primo dopoguerra dalla famiglia Barbè: prima dallo zio dell'attuale titolare, Paolo Barbè, e poi dal padre, che scelse di lasciare l'impiego in banca per aiutare il fratello e le sorelle nell'attività di famiglia. E' stata a lungo uno dei principali centri per la stampa della città: all'indomani della prima guerra mondiale, quando la Lomellina era dilaniata da lotte sanguinose tra la destra estrema, i fascisti di Cesare Forni, che poi presero il potere nel '22 con la marcia su Roma, e i rossi, i socialisti che poi soccombettero: qui si stampava un giornale al giorno, in tipografia si alternavano un giorno i rossi, un giorno i fascisti. Una vicenda, quella della contrapposizione dura e feroce tra le due parti, ricostruita qualche anno fa da Giampaolo Pansa nel libro «Le notti dei fuochi». (s.m.)BR