Trivi, nuove intercettazioni

b PAVIA./b Vuole sentire le voci in aula, sperando di trovare nelle sfumature di quelle telefonate, alcune inedite, la chiave per l'assoluzione. Pietro Trivi, l'ex assessore comunale al Commercio di Pavia, costretto a dimettersi dopo l'avviso di garanzia del 13 luglio, si è presentato in aula, ieri mattina, con il volto tirato e il vestito scuro interrotto, nel colore, solo da una cravatta azzurra. Pronto a dare battaglia. Annuendo a più riprese alle richieste del suo avvocato, il legale Massimo Pellicciotta, che ha promesso «qualche sorpresa». La difesa di Trivi, accusato di corruzione elettorale, ha chiesto di sentire in aula 52 telefonate. Tra queste, l'intercettazione in cui Trivi e Chiriaco vengono sorpresi a parlare del taglio di banconote da inserire in una busta e consegnare al sindacalista della Uil Mimmo Galeppi in occasione delle elezioni del 2009. «Ma anche altre telefonate, che dimostrano che Trivi non era a disposizione di Chiriaco - ha spiegato Pellicciotta -. Anzi, emergerà che quando l'ex dirigente Asl aveva bisogno di favori non si rivolgeva certo al mio cliente, ma ad altre persone». In aula, su queste parole, è calato il silenzio. «Spiegheremo, dal nostro punto di vista, i passaggi di alcune intercettazioni - ha ripreso il legale -. Allegheremo anche le sentenze che dichiarano che Trivi aveva rapporti di tipo professionale con Chiriaco, visto che era il suo avvocato. Poi avremo qualcosa da dire anche nel merito dell'accusa: non si capisce come Galeppi potesse votare o far votare altri elettori a Pavia, visto che risiede nel Comune di San Martino». Lo dirà, in aula, lo stesso Galeppi, che è stato citato come testimone sia dall'accusa che dalla difesa e sarà sentito già alla prossima udienza, fissata per il 4 aprile. Anche il sindacalista è indagato, come ha confermato lo stesso pm Alessandra Dolci a margine dell'udienza: «Per lui il processo sarà chiesto in un momento successivo, perché non è stato ancora interrogato». A raccogliere le sue dichiarazioni è stato però già l'avvocato di Trivi, che ha presentato ieri mattina al pm un verbale in cui è riportata la versione della difesa. E cioè che i 2mila euro inseriti nella busta da Chiriaco e Trivi e consegnati a Galeppi dovevano servire a finanziare la campagna elettorale. Con quei soldi sarebbero state pagate «pizze e birre» ai ragazzi impegnati nei volantinaggi e nelle diverse iniziative di quei giorni di votazioni. Il mini-dossier difensivo è finito sul tavolo del pubblico ministero, che ora dovrà valutare cosa farne.BR Nessun problema, invece, per i giudici ad accogliere la richiesta di ascolto delle telefonate in aula. «Ci attrezzeremo», ha spiegato il presidente del collegio Cesare Beretta, mentre il pm si è riservato di produrre proprie intercettazioni. Solo in una seconda fase, dunque, sarà sentito il perito che si era occupato, a settembre, di trascrivere buona parte delle intercettazioni finite nell'ordinanza di custodia cautelare. L'esperto darà, in aula, una sua interpretazione delle telefonate, tentando di sciogliere i dubbi e i passaggi più complessi, visto che alcune contengono anche parole in dialetto calabrese. (m. fio.)BR