Cassazione contro le Asl «No alle dimissioni lampo»

b ROMA. /bbD'ora in poi i medici che dimettono con troppa leggerezza i pazienti per liberare un posto letto e far risparmiare l'azienda sanitaria dovranno stare allerta. Una sentenza della Cassazione, che fa giurisprudenza, annulla il verdetto di assoluzione di un medico accusato dell'omicidio colposo di un paziente dimesso a distanza di nove giorni da un intervento al cuore. Non solo, la Cassazione bacchetta i camici bianchi invitandoli a dare priorità assoluta alla salute degli ammalati e non alle «logiche mercantili» delle strutture sanitarie.BR /b«A nessuno è concesso di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute», scrivono i giudici sottolineando con forza come la dimissione di un paziente debba essere decisa solo sulla base di una valutazione di «ordine medico», e non fissata sulle 'linee guida" dettate dalle direzioni sanitarie.BR Con una sentenza che annulla l'assoluzione della Corte d'Appello di Milano per il medico dell'ospedale civile di Busto Arsizio (Varese), la Cassazione accoglie cosi il ricorso presentato dalla famiglia dell'uomo, ricoverato il 9 giugno del 2004 per infarto. Secondo la ricostruzione della vicenda, il paziente è stato sottoposto ad un'angioplastica con applicazione di uno stent medicato (divaricatore che mantiene aperte le arterie ostruite, ndr) e dimesso il 18 giugno, dopo 9 giorni perché «asintomatico e stabilizzato». Quella stessa notte però, l'uomo va in arresto cardiocircolatorio, la moglie ed il figlio lo riportano subito in ospedale ma, ormai, è troppo tardi. La perizia legale disposta dalla famiglia ha in seguito stabilito che se il paziente fosse stato ancora in ospedale, le cure tempestive dei medici lo avrebbero salvato.BR Il medico che ha firmato le dimissioni, è stato condannato in primo grado (a 8 mesi di reclusione), mentre in appello è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» in quanto il dottore ha seguito le linee guida in tema di dimissioni. Ora, con l'ultimo atto dei giudici supremi, per il medico di Busto Arsizio si profila un nuovo processo.BR Ai medici, al loro codice deontologico si rivolge la Cassazione spiegando che hanno il dovere «di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza» e, pertanto, «non sono esenti da colpa ove se ne lascino condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico».P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P