L'anatomopatologa a caccia d'indizi

b MILANO. /bNon parlatele di 'Csi" nè di Gil Grissom, o di 'Bones" o di altri serial in cui la scienza forense è onnipotente. Non paragonatela a Kay Scarpetta, la anatomopatologa creata dalla penna della giallista Patricia Cornwell, che analizzando frammenti di ossa di morti ammazzati scopre l'identità degli assassini. «Se la vittima viene accoltellata ai tessuti molli e non alle ossa, sul suo cadavere decomposto non ci sarà traccia della ferita». Parole scandite e ricavate dalla realtà di anni di lavoro da Cristina Cattaneo in una intervista di qualche tempo fa che sembrano di palmare attualità per il caso Yara.BR La professoressa Cattaneo, infatti, guida l'equipe di anatomopatologi e medici legali incaricati di effettuare l'esame autoptico sul corpo della tredicenne di Brembate di Sopra. Autrice di libri come «Crimini e farfalle» e «Morti senza nome», Cristina Cattaneo, 47 anni originaria del Monferrato, è al Labonaf, il laboratorio di antropologia forense all'Università Statale di Milano. Cattaneo è una delle antropologhe forensi più famose d'Italia: si è occupata in passato del caso delle Bestie di Satana e dell'omicidio di Elisa Claps. Il corpo di quest'ultima, uccisa nel 1993, è stato trovato mummificato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza solo lo scorso anno, a distanza di ben diciassette anni dall'omicidio.BR I rilievi di Cristina Cattaneo - che vanta una laurea in Scienze biomediche ed una in medicina, un master in Osteologia e archeologia funeraria, una specializzazione in Medicina legale - potrebbero essere decisivi nella ricostruzione delle modalità del delitto.BR Il Labonaf oltre all'analisi dei resti, si occupa di analizzare anche il contesto ambientale in cui un cadavere viene trovato, ha come scopi principali la ricerca scientifica sullo studio di resti ossei umani, tecniche identificative e tecniche sopralluoghistiche. Nel caso dell'omicidio di Yara, altro compito dei patologi forensi sarà quello di esaminare il substrato di terra, vegetazione e altri sedimenti sul quale giaceva il corpo della ragazzina a Chignolo d'Isola. Indagini chimiche che potranno consentire con esattezza di stabilire, tra l'altro, da quanto tempo il corpo era in quel campo.BR