Cresce l'allarme per l'esodo ma Maroni torna a mani vuote «Per l'Europa è affare nostro»

BR bROMA. /b Da una parte l'Italia che reclama l'aiuto anche finanziario dell'Europa per gestire «la catastrofica emergenza migratoria che si sta preparando». Dall'altra la Ue che non esclude un intervento militare umanitario in Libia, ma che per ora prende tempo, stringe i cordoni della borsa e storce il naso davanti alle richieste degli stati membri affacciati sul Mediterraneo di varare un sistema europeo di asilo.BR Non era ottimista il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, quando ieri mattina è atterrato a Bruxelles per partecipare al consiglio dei ministri affari interni e giustizia dedicato all'immigrazione. Ma la delusione, finito il vertice, si è rivelata anche superiore alle aspettative. «E' stato un consiglio con il freno a mano tirato in cui diversi ministri hanno espresso chiusura totale al principio dello smistamento dei richiedenti asilo che potrebbero arrivare sulle nostre coste a seguito della crisi in Libia. E non è solidarietà dire agli stati più esposti 'sono affari vostri"», ha detto Maroni commentando le chiusure venute in particolare dai paesi del Nord Europa secondo i quali i flussi sono attualmente gestibili dai singoli stati mentre l'arrivo di masse bibliche di profughi, un milione secondo alcune stime circolate a Roma, è ritenuta solo un'ipotesi. «Cifre demenziali usate per farci paura», ha commentato infastidito l'esponente del governo belga seguito da altri colleghi.BR Per ora, replica insomma la Ue, l'Italia deve accontentarsi di attingere ad una parte dei 25 milioni di euro stanziati per fronteggiare le emergenze nel 2011 per tutti i 27 stati membri (contro i cento chiesti da Maroni solo per gli sbarchi nella penisola). Per altre misure bisognerà attendere il vertice dei 27 capi di stato e di governo in programma per il 28 marzo. Nel frattempo continuano i contatti diplomatici, anche con Washington, per decidere eventuali sanzioni: un capitolo, ha detto ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Berlino, sul quale «l'Italia non pone alcun veto». All'orizzonte ci sono anche altre misure come la creazione di una no fly zone, mentre tutt'altri tempi avrebbe l'invio di una missione militare umanitaria, Ue o Nato, che dovrebbe essere autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.BR Anche per Napolitano, però, le sanzioni vanno discusse nel quadro di una politica europea che guardi allo sviluppo economico e democratico della sponda sud del Mediterraneo e che non lasci soli i paesi di primo approdo per i profughi in fuga.BR Per il ministro Maroni, ma anche per il ministro della Difesa Ignazio la Russa, l'arrivo di centinaia di migliaia di profughi è solo una questione di tempo. «Dobbiamo considerare azzerati tutti i controlli della autorità sui porti della Cirenaica», ha detto Maroni aggiungendo che «se gli sbarchi non sono ripresi è soltanto perchè la situazione in Libia non ha ancora permesso alle organizzazioni criminali di rimettere in piedi il sistema». «Lo faranno non appena possibile», ha aggiunto il ministro confermando i rischi di infiltrazioni terroristiche e criminali. «Tra i seimila profughi fuggiti dalla Tunisia e sbarcati a Lampedusa abbiamo rintracciato numerosi delinquenti evasi. Se poi Al Qaeda espandesse la sua autorità sui territori in rivolta...fate vobis», ha detto Maroni affermando che «non possiamo permetterci un Afghanistan dietro casa». A mettere in guardia dai rischi di una contaminazione terrorista della rivolta nel Maghreb anche l'ultima relazione dei servizi segreti al Parlamento.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Natalia Andreani