«Schiavo del gioco», condannato

b PAVIA./b Per il perito non c'erano dubbi: quella dipendenza dal gioco, che era costata a un pavese di 47 anni la perdita della casa e del lavoro, era una vera e propria malattia. E quindi l'uomo, a processo per non avere pagato gli alimenti alla moglie e alla figlia di 16 anni, non poteva essere punito. La dipendenza dal poker, dai casinò e dalle macchinette, lo rendeva incapace di intendere e volere. La tesi, però, non ha convinto il giudice Michela Fenucci, che ieri mattina ha deciso di condannare l'imputato a due mesi.BR Era stato il legale del 47enne, l'avvocato Rosario Tripodi, a sollevare il dubbio della non imputabilità. L'ipotesi del vizio di mente era nato dal fatto che il 47enne aveva sperperato il proprio patrimonio al gioco. La separazione dalla moglie era giunta proprio al culmine delle difficoltà economiche. «Si è perfino giocato i regali d'oro della cresima di nostra figlia - aveva raccontato la moglie in aula -. Abbiamo perso anche la casa, pagata con un mutuo per 300mila euro. Il giudice, che pure aveva acconsentito a disporre una perizia psichiatrica, ha deciso alla fine per una sentenza di colpevolezza. (m. fio.)BR