Fli si sgretola, Fini attacca Berlusconi
BR bROMA. /b«Dietro al verosimile allargamento della maggioranza c'è l'enorme potere finanziario del premier». Stordito dallo sgretolamento del gruppo di Futuro e Libertà al Senato, schiacciato dalla rivolta esplosa dentro il partito e nel pieno di una campagna acquisti che dovrebbe consentire a Berlusconi di raggiungere quota 325 alla Camera, Gianfranco Fini ammette il momento di «grande difficoltà». Come uscirne? A bloccare ogni possibile intesa con il Pd ci pensa Pier Ferdinando Casini, che boccia la proposta Bersani: «Una santa alleanza contro il Cavaliere sarebbe un gigantesco favore a Berlusconi».BR Lo smottamento del Fli sembra ormai inarrestabile ma Fini non si cura dei malumori interni e tira dritto. Lo fa spiegando che il nuovo partito intende muoversi nel perimetro del centrodestra «senza alcuna ambiguità né tantomeno senza derive estremiste o sinistrorse». Fatta la premessa, Fini guarda in faccia la realtà: «Inutile negare l'evidenza: Futuro e Libertà sta attraversando la fase più negativa da quando ha mosso i primi passi a Mirabello. Sappiamo che il nostro è un progetto ambizioso e difficile. Ma soprattutto sappiamo che va spiegato agli elettori più che agli eletti. E solo quando si apriranno le urne» scrive Fini sul Secolo «sapremo se avremo vinto la nostra battaglia».BR Ma ce n'è anche e soprattutto per il Cavaliere, che «dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente». Il commento di Berlusconi all'implosione del Fli arriva in serata ed ha il sapore di una vendetta: «Fini? E' quello che si merita, mi ha accusato di essere un dittatore quando è lui a cacciare i suoi dal partito...». Poco dopo si fa vivo anche Bossi. «La giornata di oggi rappresenta un buon segno per la maggioranza» taglia corto il leader della Lega.BR Nel momento più difficile per un partito che solo 10 giorni fa ha celebrato il suo congresso costituente, Fini non nasconde la realtà delle cose. E il quadro è desolante. Dopo l'addio di Giuseppe Menardi, che per primo ha rotto le righe al Senato, altri sono pronti a lasciare i gruppi di palazzo Madama e Montecitorio. Per certa viene data l'uscita del senatore Francesco Pontone, l'ex tesoriere di An e fedelissimo di Fini che dovrebbe rientrare nel Pdl. A palazzo Madama anche Maurizio Saia sarebbe pronto a mollare il grupo del Fli («Ci sto pensando») mentre Mario Baldassarri è impegnato in una difficile e «profonda riflessione».BR La situazione non migliora a Montecitorio, dove Paolo Guzzanti, che a dicembre aveva votato la sfiducia a Berlusconi, ha lasciato il gruppo misto per aderire a quello dei «responsabili». Anche il finiano Roberto Rosso (ex Pdl), che ieri ha incontrato il Cavaliere e Denis Verdini, ha deciso di tornare a «casa» (entrerà nella direzione regionale del Pdl). Pronto a mollare il Fli (per Berlusconi?) è Luca Barbareschi.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi