Gemelle, la pista svizzera

bROMA. /b«Non escludiamo ipotesi sorprendenti. Nell'indagine sulla scomparsa delle gemelline, Alessia e Livia tutte le ipotesi sono aperte». Per il procuratore di Marsiglia, Jacques Dellest titolare dell'inchiesta, il caso delle piccole fatte sparire dal padre suicida, è tutt'altro che chiuso. Nonostante le lettere-confessione che Schepp ha inviato alla moglie Irina Lucidi dicendole che non «avrebbe più rivisto le figlie», per il procuratore «diverse sono le ipotesi, cosi come le chiavi di lettura di questa vicenda». Dunque, le indagini su Alessia e Livia continuano senza sosta. Ieri nuovo vertice a Marsiglia con le polizie d'Italia, Francia e Svizzera.BR E che gli investigatori nutrano dubbi sul destino delle gemelline, basta l'affermazione rilasciata dal procuratore di Losanna, Pascal Gillieron a margine del vertice. «Le bambine, potrebbero non aver mai lasciato la Svizzera. Non siamo convinti di niente, non possiamo fare congetture. Bisogna conoscere meglio quello che ha fatto Schepp in quei quattro giorni prima di uccidersi il 3 febbraio. Quello che c'importa sono le bimbe». Ma il tempo è quello che manca e se le bimbe sono vive. Cosi, la lettera con la quale Schepp ha informato l'ex moglie di aver ucciso Alessia e Livia è stata inviata ad un pool di psicologi che dovranno stilare un profilo psicologico, mentre un nuovo testimone va ad aggiungersi alle persone che sostengono di aver visto l'ingegnere svizzero il primo febbraio nel centro di Propriano, in Corsica, con le due gemelle vive. L'uomo ha raccontato agli inquirenti che quella mattina ha notato una Audi nera con targa svizzera parcheggiata accanto al municipio e a bordo c'era un uomo con due bambine bionde. La testimonianza, va ad aggiungersi a quella di Olga Orneck e, se verificata, confermerebbe la presenza sull'isola delle due bambine.(f.c.)P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P