«Al San Matteo niente ostetrica privata»

BR b PAVIA./b Avere al proprio fianco un'ostetrica di fiducia durante il parto, l'avrebbe fatta sentire più sicura. E per tutto ciò era pronta anche a pagare la dovuta parcella. Niente da fare però per Tiziana P. che, pur intenzionata a partorire al San Matteo, finirà per far nascere il suo bimbo altrove. Tutto ciò nonostante sulla libera professione delle ostetriche ci sia un accordo firmato nel 2009 tra sindacati e direzione del policlinico. Intesa rimasta da allora lettera morta.BR «L'anno scorso ho partorito uno splendido bambino in una clinica privata di Pavia - racconta Tiziana P. - Quasi al termine di quella gravidanza, al policlinico ho ritrovato un'ostetrica di mia conoscenza e di cui avevo grande stima professionale tale da indurmi a chiederle di assistermi al parto al San Matteo in regime libero professionale. L'ostetrica mi ha risposto che sarebbe stata molto contenta ma, fino a quel momento, la libera professione per il personale ostetrico non era mai stata autorizzata al San Matteo. Mi informava però che proprio in quei giorni si stava definendo un regolamento per poterne dare avvio». Ora Tiziana P. è incinta del suo secondo figlio. Va all'ospedale, decisa stavolta di poter scegliere l'ostetrica per partorire - come dice lei - «finalmente in un istituto di eccellenza». Invece scopre che la libera professione non è mai partita.BR «E' una questione annosa - spiega Arsenio Spinillo, primario della clinica Ostetrica-Ginecologica - Io sono più che favorevole, le ostetriche pure, ma ci sono problemi burocratici che bloccano tutto. Eppure è un diritto delle donne. Se vogliamo rendere l'esperienza del parto più umano dobbiamo favorire queste situazioni». I sindacati in materia tuonano: «E' un fatto di estrema gravità - dice Roberto Gentile dello Spi - Noi l'accordo l'abbiamo fatto nel 2009 e da tempo chiediamo di metterlo in pratica. Due mesi fa abbiamo di nuovo chiesto alla direzione di porlo in discussione. Ma nulla. Il personale ostetrico è ben felice di dare la propria professionalità, ma qualcuno lodeve pur organizzare».BR Ancor più duro Oreste Negrini della Cgil: «Questo è uno dei tanti problemi che la direzione lascia in sospeso. Di problemi cosi ne abbiamo un lista: ci mancano 100 infermieri, ci sono carichi di lavoro che non permettono di produrre qualità, ci sono liste di attesa lunghissime». Marco Bosio, direttore sanitario del San Matteo, spiega che ad ostacolare l'attuazione ci sono problemi pratici e di definizione delle resonsabilità: «E' un reparto delicato dove gli interventi non sono programmabili. Bisogna risolvere vincoli e criticità perchè la convivenza in sala parto di personale differente è difficile e comporta dei rischi. Con l'arrivo del Dea qualche ragionamento in merito lo si potrà fare, ma con l'attuale struttura non vedo facili soluzioni»BR

Linda Lucini