La rivolta dilaga in Iran, Teheran nel caos

bTEHERAN. /bbQuando è calato il tramonto su Teheran, «regnava ancora il caos totale» nella capitale iraniana, nell'ovest della città in particolare, già teatro di sanguinosi scontri tra i Basiji e milioni di persone che erano scesi nelle strade dopo la rielezione truffaldina di Ahmadinejad nel giugno del 2009. In quegli stessi luogi, le piazze Azadi, Enghlab, Ferdusi e i viali Navvab e Eskandari dal pomeriggio decine di migliaia di persone marciavano verso il centro.BR /b Una folla che con il passare delle ore è divenuto un fiume umano, donne, uomini, giovani e più anziani. La protesta, in un primo momento pacifica, si è trasformata rapidamente in una carneficina con l'intervento dei pasdaran e innanzitutto dei 'lebas shakhsi", agenti borghesi che hanno malmenato la gente, hanno sparato lacrimogeni, pallottole piene di vernice, i cosidetti 'paintball" e quindi, a piazza Enghelab, come sostengono i testimoni oculari, le pallottole vere che hanno ucciso almeno una persona. Si parla di dozzine di arresti (forse 250) e di numerosi feriti. La dura repressione non ha tuttavia scemato la protesta, con i giovani che incendiavano i cassonetti e si scontravano a mani nude contro i basiji al grido di «Morte al dittatore», «Mubark, Ben Ali, ora tocca a sed Ali», con un chiaro riferimento a Ali Khamenei, il leader supremo della Repubblica islamica, il principale bersaglio della folla nella capitale, ma anche in altre città iraniane, a Isfahan, a Shiraz, a Rashat e in tante altre città del paese.BR Da alcune settimane il movimento verde si era mobilitato per solidarietà con gli arabi in rivolta contro i loro regimi dittatoriali. I due leader del movimento, Mir Hussein Moussavi e Mehdi Karrubi, avevano chiesto l'autorizzazione alle autorità, che è stata però negata. Karrubi è stato posto agli arresti domiciliari e a Moussavi e sua moglie Zahra Rahnevard è stato intimato di non uscire dalla loro abitazione. I due hanno provato più volte ieri a raggiungere i manifestanti, ma sono stati rimandati con forza indietro. Anche l'ex presidente riformista Mohammad Khatami è stato messo praticamente agli arresti domiciliari, ma a organizzare la protesta sono stati almeno otto raggruppamenti e partiti riformisti, a cui hanno dato la loro adesione anche le donne carcerate per motivi politici. Nel frattempo, insieme ad alcuni leader del movimento studentesco, venivano arrestati Ali Bagheri, leader del partito riformista 'Mudjahedin enghlabi", e Abdollah Naseri, l'ex direttore dell'agenzia ufficiale iraniana ai tempi della presidenza di Khatami. Censurati anche i telefonini e Internet.BR Non solo. Anche il console spagnolo a Teheran, Ignazio Perez Cambra, è stato arrestato nella capitale iraniana.BR Ieri però dagli Usa è stato avviato una pagina di Twitter in Farsi, mentre Hillary Clinton ha appoggiato senza mezzi termini il movimento della rivolta e ha ammonito le autorità di non usare la violenza per reprimerla. Il regime teme infatti una possibile saldatura tra il movimento verde e i ceti più poveri, milioni di persone che affollano le periferie della capitale, ai quali sono stati cancellati i sussidi governativi, mentre è raddoppiato il prezzo del trasporto in metro. La parte ovest di Teheran è stata ieri sera completamente al buio, con l'elettricità interrotta per costringere la gente a lasciare le piazze, ma dai tetti delle case si è alzato il grido di Allah-o-akbar, Dio è grande, a suo tempo gridato per cacciare lo Scià e oggi per costringere alla fuga la nuova dittatura della coppia Ahmadinejad-Khamenei.P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P