17 marzo, manca la copertura economica
BR b ROMA. /b Sorpresa: per la festività nazionale del 17 marzo non c'è la copertura economica. E' dunque impossibile pagare la giornata di lavoro al pubblico impiego, agli ospedali, alle forze di polizia. Lo ha «scoperto» il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, che assesta cosi un colpo mortale alla festività nazionale voluta dal presidente della Repubblica. «Ritengo sia utile - ha spiegato il ministro - che tutti vadano a leggersi il parere espresso in proposito dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, dove si esprime parere favorevole ma con un'unica osservazione: 'Si valuti l'opportunità di precisare che la festa nazionale per la celebrazione del 150/mo anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia non determina gli effetti civili di cui alla legge 260 del 1949". E' evidente - ha concluso Calderoli - che o il 17 di marzo andiamo tutti a lavorare oppure la legge è priva di copertura ed è quindi incostituzionale». In pratica, una festa a metà causa mancanza di fondi.BR Tardiva la mediazione suggerita dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che propone di applicare solo per quest'anno la festività al 17 marzo in sostituzione del 2 giugno festa della Repubblica. «Auspico in questo senso un'intesa tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica» ha detto. Ma nel governo sembra prevalere la linea di una festa in tono minore.BR Intanto la realtà supera la politica: il 17 resteranno chiuse le scuole e gli uffici pubblici in Sicilia, nel Lazio, in Basilicata. Altre regioni attendono un cenno da Palazzo Chigi. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, presidente del comitato Italia 150, è deluso e tranciante: «Non prendiamoci per i fondelli. O il governo mantiene la festa nazionale che ha proclamato per giovedi 17 marzo - con scuole, uffici e fabbriche chiuse - oppure lasciamo perdere. Poi non lamentiamoci se poi la gente non espone il tricolore».BR La Lega Nord, dunque, porta a casa un risultato simbolico, gradito agli industriali ma indigesto ai ministri di Alleanza nazionale e soprattutto al presidente della Repubblica. Che non a caso ha scritto al presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, esprimendo «sorpresa e rammarico» per lo strappo pronunciato nei giorni scorsi: «Non festeggerò il 17 marzo, siamo una minoranza austriaca» aveva detto il governatore altoatesino. Il capo dello Stato, si legge in una nota del Quirinale, ha «rilevato» che Durnwalder non può parlare a nome di una «pretesa minoranza austriaca» e ha sottolineato la propria «fiducia che l'intera popolazione» della provincia si riconosca nelle celebrazioni dell'Unità d'Italia. Durnwalder risponde a muso duro: «Il gruppo linguistico tedesco non ha nulla da festeggiare. Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare parte dello Stato italiano e per questo non parteciperò ai festeggiamenti». Intanto, però, proprio la Provincia di Bolzano fa sapere di aver deciso che scuole e uffici pubblici resteranno chiusi nella giornata del 17 marzo.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Daniele Ferrazza