La festa del 17 marzo spacca il governo

BR b ROMA. /b b La festa nazionale del 17 marzo spacca il governo. La Lega pretende di non chiudere fabbriche e uffici, gli altri ministri difendono l'anniversario dei 150 anni d'Italia. Berlusconi prende tempo, ma Napolitano richiama tutti al rispetto della festività.BR /b Nel paese lacerato dagli scandali, dalla crescita lenta e col record della disoccupazione giovanile la politica fa della festività nazionale del 17 marzo un nuovo terreno di scontro. Nel consiglio dei ministri di ieri mattina, Roberto Calderoli - come aveva anticipato - ha posto la questione dello stop a scuole, fabbriche e uffici: «Gli industriali hanno ragione: il rischio è di favorire un ponte lungo da giovedi a domenica» ha sostenuto il ministro per la Semplificazione. Visibile l'irritazione dei ministri Ignazio La Russa e Giorgia Meloni: «La decisione è già stata presa». Sul tema è intervenuto anche Gianni Letta, che ha suggerito di non aprire nuovi fronti di scontro con il Quirinale, che tiene molto alle celebrazioni unitarie. Alla fine il premier Silvio Berlusconi prende tempo e rinvia ogni decisione: «Non mi aspettavo tutte queste pressioni da parte di Confindustria: cerchiamo di capire cosa fare».BR Ma Bossi, al termine della riunione del consiglio dei ministri, avverte: «La festa sarà percepita in modo diverso e diversa intensità a seconda dei luoghi», confermando che a suo parere si debba lavorare. «Vogliono fare il ponte - ha aggiunto il Senatur parlando con i giornalisti a Montecitorio - il ponte è pericolosissimo. Ci credo che gli imprenditori si lamentano...» Poi va al Quirinale dove il presidente, pur senza entrare nel merito, richiama tutti al rispetto delle celebrazioni per l'Unità d'Italia.BR Sull'argomento pioggia di reazioni. Il presidente nazionale dell'Anci e sindaco di Torino Sergio Chiamparino invoca «una festa vera, non una ricorrenza» e ricorda «l'effetto turistico» che l'eventuale ponte del 17 marzo potrebbe generare. E cosi il governatore del Lazio, Renata Polverini: «Siccome questo è un Paese che si divide su tutto, non credo che sia sprecata una festa per tenerlo unito». Mentre il pasdaran della Lega, l'europarlamentare Mario Borghezio, chiede in cambio «l'abolizione del 25 aprile, festa di parte celebrata con stanchi rituali». Ma il presidente degli industriali del Veneto, Andrea Tomat, insiste: «La festività è un costo troppo alto».BR Alla fine, per superare le fibrillazioni, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi conferma che si lavora a una mediazione: «Stiamo studiando una strada che non pesi sulla crescita economica e, allo stesso tempo, consenta un'adeguata celebrazione dell'Unità d'Italia». Del tipo: giovedi 17 marzo al lavoro, festività ed iniziative concentrate la domenica. Una soluzione all'italiana.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Daniele Ferrazza