La piazza rilancia la rivolta
b IL CAIRO. /bChi pensava che le aperture concesse nei giorni scorsi dal regime del presidente egiziano Hosni Mubarak sarebbero state sufficienti a placare la rivolta in corso ormai da 15 giorni, ieri si è dovuto ricredere: una folla immensa ha di nuovo invaso la piazza Tahrir del Cairo, per urlare ancora una volta al Rais: «vattene!». Ma Mubarak non sembra voler mollare. Ieri mattina, dando un altro segnale di disponibilità, ma anche mostrando di essere sempre in sella, ha fatto sapere tramite il suo vice presidente Omar Suleiman di aver dato disposizioni per la formazione di una commissione per gli emendamenti costituzionali, di un comitato per seguire l'applicazione degli accordi raggiunti con il «dialogo nazionale», e di un comitato di indagine sulle violenze di mercoledi scorso.BR «E' stata realizzata una mappa specifica per un pacifico e organizzato trasferimento del potere», ha poi detto il vice presidente Oman Suleiman. Ma non solo: ieri «il ministro degli interni Mahmoud Wagdy ha firmato un ordine per il rilascio di 34 prigionieri politici, dopo aver valutato la loro posizione», ha annunciato l'agenzia ufficiale Mena. Un nuovo tassello, che si va ad aggiungere alla promessa di Mubarak di non candidarsi alle elezioni di settembre, cosi come di non candidare suo figlio Gamal, all'aumento del 15% per cento dei salari e delle pensioni dei dipendenti pubblici, alla alla riduzione del coprifuoco, al rilascio l'altro ieri del cyber-attivista per i diritti umani Wael Ghonim, dirigente di Google, divenuto un simbolo della «rivoluzione del Nilo». E Ghonim ieri ha quindi potuto fare il suo ingresso da eroe sulla piazza Tahrir, dove nel pomeriggio si sono radunate molte centinaia di migliaia di persone. Di sicuro oltre mezzo milione, secondo alcune stime, probabilmente una delle più massicce manifestazioni sin dall'inizio della rivolta. «Non sono io l'eroe. Siete voi gli eroi, che siete rimasti qui in piazza», ha risposto Ghonim alla folla che lo acclamava urlando «Viva l'Egitto». Galvanizzato da una tale partecipazione, Ahmed Maher, coordinatore del movimento '6 Aprile", una delle principali organizzazioni che ha promosso la rivolta popolare, ha dichiarato ad una tv privata che ora è necessaria un'escalation nella protesta, con assedio al palazzo del parlamento, alla sede della televisione e una marcia verso il palazzo presidenziale, anche se questo dovesse significare scontri con l'esercito. Intanto Human Rights Watch fornisce un bilancio delle vittime della rivolta: secondo l'Ong sono almeno 297 le persone uccise durante le manifestazioni antigovernative cominciate il 25 gennaio.BR