Mutilazioni genitali, tremila bimbe a rischio

BR b ROMA. /b«Sono tremila le bambine, figlie di immigrati residenti in Italia, che rischiano di essere infibulate, ed è piuttosto frequente che le madri le portino nei paesi di origine per sottoporle a questa pratica». E' quanto denuncia Aldo Morrone, direttore dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti alla vigilia della Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili.BR La giornata è stata istituita dall'Onu nel 2003. Molta strada è stata fatta da allora, ma molta strada resta ancora da fare. Come non si stanca di ripetere la radicale Emma Bonino, molto attiva su questo fronte da anni. Dal 2003 dei 28 paesi in cui si praticava l'infibulazione, 18 hanno approvato normative che la vietano come una violazione dei diritti delle donne.BR «In Italia ci sono 30-35mila donne infibulate», racconta Morrone che nel suo istituto in dieci anni ha assistito 5mila donne con complicazioni dovute all'infibulazione come infezioni, cicatrici e ferite. In Italia, dal 2007, è in vigore una legge che punisce con la reclusione fino a 12 anni chi pratica mutilazioni genitali femminili. Ma il rischio per le bambine originarie di Paesi dove è molto radicata questa «tradizione» resta alto. In primis per le bimbe del Corno d'Africa, fascia sub-shariana, Egitto e Sudan.BR Per combattare la piaga dell'infibulazione Morrone, oltre a sponsorizzare le campagne di informazione nei Paesi d'origine e ovunque, ha proposto al ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e a quello della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, di prevedere dei benifici sociali, dei benefit, per chi rinuncerà a questa violenza contro i diritti delle donne. Tra questi buoni per l'acquisto di libri scolastici, accesso facilitato agli asili nido e alle scuole elementari.BR Del tutto opposta l'impostazione dell'attivista Gemma Vecchio, 54 anni di madre eritrea e padre italiano. «Le grandi campagne internazionali contro l'infibulazione in Africa non hanno alcun effetto, sono aggressive e agiscono come un rullo compressore sulla dignità delle donne», avverte. Per la Vecchio «bisogna portare in Africa l'istruzione perchè fino a quando non ci sarà emancipazione le donne continueranno a farsi infibulare». La presidente dell'associazione Casa Africa smonta l'approccio globale al problema. «Non è vero che le donne si fanno infibulare perchè poi non trovano marito né che sono gli uomini a pretenderlo, lo fanno semplicemente per abitudine, perchè l'ha fatto la madre e la nonna».BR E poco o nulla ha prodotto sino ad oggi il pericolo di infezioni o di complicazioni durante il parto. «Ci sono due tipi di infibulazione - spiega ancora Gemma - una è la rimozione del clitoride, l'altra è la cucitura parziale delle grandi labbra e solo in questo caso c'è il rischio di avere un parto difficile ma tutto dipende dall'ampiezza della fessura che resta aperta. Solo dopo aver parlato con le donne e le loro famiglie sarà possibile convicerle ad abbandonare la pratica».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Maria Berlinguer