Il popolo leghista tra attesa e rabbia

BR b ROMA. /b b«Ma non vedete che vi stanno pigliando per i fondelli?» Nel transatlatico della Camera i parlamentari della Lega allargano le braccia sconsolati, con la sensazione sempre più netta di essere su un treno in corsa: da cui è sempre più difficile scendere senza farsi del male.BR /b La rabbia del popolo leghista e la frustrazione dei parlamentari del Carroccio è sempre più robusta. Si moltiplicano i segnali di insofferenza: gli albergatori di Venezia che protestano contro la tassa di soggiorno e gli artigiani di Varese che bocciano il mini federalismo. Per sintonizzarsi sulla rabbia leghista basta accendere Radio Padania Libera: «E' colpa di Berlusconi, se non si stacca la spina ora a questa maggioranza perdiamo il Nord»; «Noi votiamo Lega e voi calate le braghe davanti a Silvio, uomo senza decenza e senza dignità»; «L'unico modo per vincere è andarsene da Roma»; «Finchè c'è Berlusconi non ci sarà federalismo»; «Berlusconi ci ha fottuto»; «E' venuto il momento di staccare la spina». Microfoni aperti che lasciano spazio anche a reazioni del tipo: «Io sono pronto anche a sparare, a Roma sono tutti comunisti». Mentre il senatore di Treviso Piergiorgio Stiffoni evoca scenari allarmanti: «Noi siamo sempre pronti ad ogni avventura e siamo sempre con i fucili carichi. Fucili beninteso in senso figurato» precisa prima che qualcuno lo prenda sul serio. Altrettanto esplicito è l'europarlamentare Matteo Salvini che prima scrive nel suo blog «Roma, vadaviaiciapp» e poi aggiunge: «Nervi saldi, tanto alla fine vinciamo noi». E l'ex ministro Roberto Castelli si mette l'indice sulla bocca: «Abbiamo l'ordine di non parlare: per noi parla il Capo, e basta».BR Le consegne, del resto, sono quelle: sparare contro finiani e sinistre, i nemici del federalismo. «I veri traditori del Nord e delle aspettative dei lombardi - spiega Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia - sono proprio quelli che stanno ostacolando in tutti i modi la riforma federalista dello Stato». E il governatore del Veneto Luca Zaia: «La casa degli anti-federalisti ha una forza con cui non si smette mai di fare i conti. Senza federalismo l'Italia andrà incontro a un inevitabile declino morale, economico e civile». Ma è un federalismo versione «light» e pasticciata che piace sempre meno anche ai sindaci, costretti a un triennio di lacrime e sangue, e al popolo delle partite Iva che, in attesa della crescita economica, intravede solo nuovi costi. «Questo è il massimo che possiamo strappare ora» sussurra un parlamentare, che considera l'alleanza con Berlusconi semplicemente «uno strumento» per raggiungere il federalismo. «In questa situazione, andare al voto non conviene neppure a noi» conclude.BR Sparge sale sulle ferite il parlamentare del Pd Marco Stradiotto, esperto di federalismo ed enti locali: «Questi hanno venduto la Terra promessa, ma è solo un'operazione di marketing. E ormai se ne sono accorti pure loro».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Daniele Ferrazza