E Fini chiese la testa del premier
BR b ROMA. /bb«Gianfranco ho bisogno del voto di Baldassarri». Primo piano di palazzo Montecitorio, ieri mattina, Bossi va a trovare Fini e tenta di salvare il federalismo. La risposta che riceve lo gela.BR /b «Va bene - risponde infatti il presidente della Camera - a patto che tu mi dia la testa di Berlusconi». Dopodiché, i due litigano per quasi un'ora, solo per verificare l'impossibilità di un accordo e sancire cosi il brusco stop al federalismo municipale. Una sconfitta bruciante per la Lega, un colpo durissimo al già precario equilibrio in cui naviga il governo Berlusconi.BR Proprio il federalismo è infatti il traguardo che fino ad ora ha giustificato la permanenza del Carroccio in un governo paralizzato e scosso dagli scandali giudiziari. Berlusconi sa fin troppo bene che il suo governo è ormai Bossi-dipendente. Dopo la sconfitta in bicamerale, è corso a placare le ire del Senatùr. Ha garantito, promesso, assicurato. Bossi, come previsto, non ha staccato la spina, gli ha dato altro tempo, ma fra le righe ha avvertito che non sarà per sempre. Si va avanti, ha detto infatti, «per ora». Basterà la forzatura di ieri sera? Un governo che approva un testo bocciato dal Parlamento?BR La verità è che anche la Lega sembra ferma in una impasse. «Non possiamo andare a elezioni anticipate ora», confessava ieri pomeriggio un deputato del Carroccio nel transatlantico di Montecitorio, «altrimenti saremmo costretti ad avere Berlusconi candidato premier». Il Cavaliere si è insomma salvato un'altra volta, ma il suo rapporto con la Lega si fa ogni giorno più logoro. Il Carroccio guarda ormai ad un futuro senza il Cavaliere, e forse non è neanche un caso che ieri, in bicamerale, Tremonti sedesse fra Bossi e Calderoli. Il problema, semmai, per il Carroccio è proprio questo: come far durare abbastanza Berlusconi perché si logori al punto da poter lanciare un altro candidato premier.BR E' anche una questione di calendario. Chi ha studiato le date sa che l'ultima finestra per poter andare a votare si chiuderà fra metà e fine marzo. Sciogliendo le Camere in quei giorni si potrebbe votare insieme al primo turno delle amministrative per cui Maroni ha già indicato la data del 15 maggio. Dopo di che sarebbe praticamente impossibile far coincidere il voto politico con il ballottaggio (il 29 maggio) o addirittura in una data successiva, costringendo in molti casi gli elettori a votare per tre week end ravvicinati.BR Questa scansione temporale sembra non dispiaccia neanche al Quirinale che chiederebbe ormai solo di poter celebrare la festa per l'unità d'Italia il 17 marzo. Dopo di che potrebbe anche dare il via libera allo scioglimento delle Camere. Di certo Napolitano non sembra più disponibile ad accettare che vada avanti all'infinito un governo paralizzato nella sua attività, perchè non ha i numeri sufficienti alla Camera, e che però avanza a forza di strappi ai limiti della Costituzione, come quello di ieri sera.BR Il Cavaliere deve insomma resistere per un altro mese e mezzo per poter avere la garanzia di scavallare l'estate. E' un tempo breve e nello stesso tempo lunghissimo. Vi si giocherà l'ultima partita del berlusconismo.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Andrea Palombi