Ora il futuro del governo è nelle mani della Lega

BR b ROMA. /bDopo tanto ruggire, la Lega farà finta di nulla? Si dovesse stare alla lettera delle ultime dichiarazioni, si potrebbe pensare che il governo non arriverà alla fine di questa settimana. Dal Carroccio anche ieri è stato un coro. Maroni, Calderoli, Zaia, tutti ripetono il refrain di questi mesi: se giovedi il federalismo non passa si va a votare. Ma ieri anche Di Pietro, dopo Pd e Terzo polo, ha annunciato che voterà «no». Cosi che il risultato più probabile in commissione bicamerale, resta quello di parità: 15 a 15. Esito che equivarrebbe a una bocciatura del decreto attuativo sul fisco municipale. In teoria, a meno di ripensamenti e crisi di coscienza dell'ultima ora, il Carroccio giovedi dovrebbe dunque chiedere le dimissioni di Berlusconi e le elezioni anticipate. Curiosamente, l'atmosfera che si respira non sembra questa, e c'è da chiedersi perché.BR Di certo questa sarà una nuova settimana decisiva per la legislatura. Sempre giovedi l'aula di Montecitorio voterà infatti la richiesta di autorizzazione alla perquisizione degli uffici del tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, chiesta dalla procura di Milano. Sarà un'altra conta decisiva. E' probabile che il Cavaliere riuscirà a far valere i suoi 4 voti di scarto (sempre che i due deputati del Sudtiroler Volkspartei continuino a dare una mano al centrodestra astenendosi). Ma il voto è certamente delicato. Il Pd ha ammonito i suoi a essere presenti «senza eccezione alcuna». E la Lega dovrà schierarsi compatta a difesa del bunga bunga. Basterebbe qualche assenza per far franare la maggioranza.BR L'atmosfera nel quartier generale berlusconiano non è però di allarme. Ieri sera si è consumata la tradizionale cena fra Silvio e l'Umberto, dopo la riunione dello stato maggiore del Carroccio a via Bellerio. Questa mattina Berlusconi riunirà un nuovo vertice del Pdl. Difficile pensare che i due si muovano in direzioni opposte. E si fa cosi strada l'idea che il Carroccio si appresti ad ingoiare, dopo cento, minacciosi ultimatum, anche la bocciatura del federalismo di giovedi. Che si appresti cioè ad accettare anche un risultato di parità senza staccare la spina al governo. Con buona pace di Maroni.BR Dopo aver rapidamente rinfoderato il volto truce dell'assalto all'arma bianca contro giudici, Fini e Corte costituzionale, Berlusconi ha del resto vestito i panni del presidente dialogante e lungimirante. Ha tirato fuori dal cilindro piani di defiscalizzazione del Sud, stati generali dell'economia, liberalizzazioni generali e chi più ne ha più ne metta. Grandi obiettivi la cui realizzazione si perde in un futuro lontano e indistinto. Ha persino aperto al confronto con il Pd. Un'offensiva diplomatica con l'evidente obiettivo di evitare in ogni modo le elezioni e, caso mai, andare al voto al grido di «non mi hanno fatto governare». Strategie possibili fino a quando la Lega riterrà di aver tutto da guadagnare nel far da stampella a un Cavaliere travolto dagli scandali e indebolito dalla paralisi in cui giace il suo governo.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Andrea Palombi