Berlusconi: respingerò l'offensiva dei pm
BR bROMA. /bb«Il livello di guardia è stato ampiamente superato. L'offensiva delle toghe politicizzate sarà respinta». Silvio Berlusconi definisce «grottesche e inverosimili» le accuse dei Pm milanesi («E' solo fango») e torna a minacciare una riforma della giustizia in chiave punitiva.BR /b Per scaricare la sua rabbia contro i magistrati milanesi e contro i suoi ex alleati, Fini e Casini, che chiedono di voltare pagina e ora lo sfidano al voto, il Cavaliere usa ancora una volta il messaggio ai Promotori della Libertà (il terzo dopo il caso Ruby). Gli argomenti sono sempre gli stessi ma, di fronte alle nuove rivelazioni del Ruby-gate, i toni si fanno sempre più duri. Mentre il Pdl, che teme l'arrivo di nuove intercettazioni sul caso Ruby, cerca di accelerare al massimo il rinvio degli atti alla Procura di Milano. Il voto dell'aula di Montecitorio potrebbe esserci a metà della prossima settimana.BR «L'unica cosa che unisce gli ex comunisti e gli ex fascisti è far fuori Berlusconi e danneggiare l'Italia col soccorso rosso delle toghe politicizzate» dice il premier, che in consiglio dei ministri sottolinea la necessità di reintrodurre l'immunità parlamentare e nel messaggio ai suoi fedelissimi, spiega che è giunto il momento di «ristabilire una reale separazione fra i poteri dello Stato», e offre garanzie a Bossi sul federalismo.BR «Non siamo noi ad aver tradito chi ci ha eletto. La riforma della giustizia è stata bloccata dai finiani. Ma da oggi in poi questa riforma sarà in testa all'agenda del governo, insieme al federalismo», assicura il Cavaliere, che si vuole far giudicare dal Tribunale dei ministri ed esclude l'ipotesi di un passo indietro: «Dai giornali sembra che io sia premier quasi per caso... Noi continuiamo a governare con l'impegno di sempre, forti del sostegno degli italiani». Ma il sostegno di Bossi non sembra scontato. Pressato da una base che non è disposta a chiudere gli occhi davanti ai festini di Arcore, il leader della Lega prende le distanze dagli annunci minacciosi di Berlusconi. «Penso che bisogna abbassare i toni e fare meno casino» risponde il senatùr a chi gli chiede se Fini debba dimettersi. Certamente, Bossi non ha nessuna voglia di unirsi al Cavaliere nella guerra santa contro i pm milanesi. La Lega scenderà in piazza? «Non ne abbiamo ancora parlato, non lo so. Prima devo parlare con i miei perché io», taglia corto il senatùr, «sono ancora segretario di partito».BR Ma a frenare è anche Ignazio La Russa costretto a fare marcia indietro e spiega che la manifestazione che si sarebbe dovuta tenere il 13 febbraio, giorno in cui a Milano si chiuderà il primo congresso nazionale di Futuro e Libertà, è solo «una mera ipotesi». La questione è stata discussa ieri anche a Todi, dove si è riunita l'assemblea dei 100 parlamentari del «Nuovo polo per l'Italia». E, puntuale, è partito l'attacco al Cavaliere: «L'alternativa a Berlusconi la chiediamo perché lui è ricattabile, è impegnato su altri fronti e non ha più voglia di governare questo paese» affonda Pier Ferdinando Casini, per il quale le elezioni anticipate «non sono la medicina» ma non spaventano i terzopolisti che si dicono comunque «pronti». Oggi parlerà Fini. Pier Luigi Bersani spiga invece che il paese «non è libero perché è totalmente occupato dalle bugie e dalle minacce di Berlusconi che ha ormai superato ogni decenza».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi