Suini, chiesto lo stato di crisi
bPAVIA./bb Il settore suinicolo chiede lo stato di crisi e, allo stesso tempo, l'etichettatura di origine delle carni italiane, la «tracciabilità». La gravità della crisi è senza precedenti e gli imprenditori pavesi, come quelli di tutta Italia, sono soffocati da un complesso di elementi economici e strutturali che ne condizionano la sopravvivenza.BR /b A un quadro già preoccupante si sono aggiunti i rincari delle materie prime e dei mangimi, mentre l'allarme diossina dalla Germania fa temere possibili contraccolpi nei consumi di carne suina. La suinicoltura pavese fa registrare costanti segni negativi: gli allevamenti riconosciuti ai fini dei prodotti a Denominazione d'origine protetta (Dop) sono scesi dai 120 del 2001 ai 100 del 2009, un quinto in meno. Confagricoltura e i giovani dell'Anga Lombardia, oltre allo stato di crisi, invocano la concessione di finanziamenti agevolati, la sospensione degli oneri contributivi e fiscali, e del versamento Iva, l'intensificazione e il miglioramento dei controlli sugli animali e sulla carne dall'estero. «Inoltre, si devono modificare o sospendere gli effetti del decreto Salumi del 21 settembre 2005, che permette alcune diciture come prosciutto cotto, prosciutto crudo stagionato o salame per alimenti che possono essere prodotti anche all'estero, a discapito di quelli originati nel nostro Paese - dice Stefano Lamberti, presidente della sezione di Pavia e vice presidente regionale dell'Anga, i giovani di Confagricoltura, e allevatore a Sant'Alessio - Solo cosi si riuscirà a fare sistema, valorizzando il nostro lavoro e il nostro territorio».BR Un chilo di carne viva, nel circuito produttivo del prosciutto di Parma, viene pagato 1,22 euro, mentre i costi di produzione si attestano a 1,40 euro al chilo. «Non c'è storia quando al supermercato una fettina di lonza viene venduta a 9 euro al chilo: i produttori lavorano senza essere remunerati a dovere - spiega Alberto Rosti, allevatore a Torrevecchia Pia - Senza contare che dobbiamo rispettare una serie infinita di vincoli, mentre dall'estero viene importato di tutto a scapito della produzione di qualità italiana».BR Gli allevatori chiedono maggiori garanzie per la carne italiana. «Un importante passo in avanti, che verrà in aiuto della produzione suina nazionale, è stato fatto con l'approvazione della legge sull'etichettatura di origine. Esiste già il consenso tra i 27 Paesi della Comunità per fornire ai consumatori le informazioni sulla provenienza di tutti i tipi di carne e quindi anche per quella suina, che finora restava soffocata nell'anonimato - dichiara Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia - L'Italia può svolgere un ruolo di apripista a livello comunitario, facendo valere la leadership conquistata nella qualità e nella sicurezza alimentare». Per Achille Arzani, consigliere di Coldiretti con delega alla suinicoltura e allevatore di Gropello, «la braciola italiana è sicura e garantita, ma i consumatori difficilmente possono sapere se la carne che acquistano è nazionale o straniera. Due prosciutti su tre venduti come italiani sono in realtà provenienti da maiali allevati all'estero». Le attuali difficoltà della suinicoltura dipendono anche dall'aumento delle materie prime necessarie all'alimentazione che, in Italia, sono: mais, orzo e crusca. «Anche per dibattere su questi argomenti e trovare soluzioni capaci di affrontare l'attuale crisi del settore, lunedi a Mantova si terrà un incontro tra i vertici nazionali e i produttori associati alla Coldiretti», conclude Giovanni Roncalli, direttore della Coldiretti Pavia. Lamberti accusa anche le «logiche della grande distribuzione, impegnata a far in modo che il consumatore sia portato ad apprezzare carne straniera, come il suino leggero, abbassando magari i costi di acquisto, ma a esclusivo vantaggio delle filiere estere».BR La crisi del settore, per Roberto Bigi, presidente della Cia di Pavia, nasconde due motivazioni: «Hanno influito l'impennata dei prezzi dei cereali usati per i mangimi e l'allarme diossina proveniente dalla Germania. E' necessario, oggi più che mai, vincere la battaglia della tracciabilità a favore del prodotto di qualità italiano».BR
Umberto De Agostino