Borgarello, il voto é rinviato a domani
BR b BORGARELLO./bb Anche il Parco del Ticino vuole dire la sua sul centro commerciale. E allora, di nuovo, tutto rinviato. A domani, ore 11. L'ennesimo colpo di scena è andato in scena ieri pomeriggio in Regione.BR /b Dopo il fax di sabato al commissario prefettizio Basilicata con il quale il Parco del Ticino chiedeva di partecipare alla procedura d'approvazione 'in quanto soggetto competente", i giochi si sono riaperti. Ad inizio seduta, Basilicata ha messo a conoscenza della novità ed è stato il primo a chiedere un rinvio. Accolto dal dirigente della direzione Generale del Commercio, Enrico Capitanio, pur con qualche perplessità per il tardivo interessamento del Parco. Ma qui nessuno vuole lasciare nulla al caso. E si vedrà se anche al Parco spetterà dire la sua. «Bisogna appurare - ha sottolineato il presidente della Provincia, Vittorio Poma presente alla riunione - se esiste una titolarità del Parco a partecipare, a scanso di equivoci. Prima cioè, che tutto l'iter possa essere inficiato da questa assenza». Nessun dubbio sul fatto che il Parco debba esserci, invece, da parte di Roberto Mura, sindaco di San Genesio, e Angelo Ciocca: «Il nuovo tratto di tangenziale entra nel territorio di Pavia, giusto quindi coinvolgere il Parco». A spiegare la richiesta di partecipazione alla procedura di approvazione è stato lo stesso presidente del Parco, Daniela Bertani (che ieri, però, non era in Regione): «Le nostre preoccupazioni sono due. La prima riguarda eventuali problemi ambientali per Pavia derivanti dal centro commerciale. La seconda è l'influenza del progetto nella rete ‘Natura 2000' di cui il Parco deve rispondere a Regione e Unione europea, pena l'apertura di un procedimento di infrazione alle norme comunitarie. Per questo chiederemo tutti gli atti, anche se non sarà possibile ovviamente capire tutto il 24 ore». Ammutoliti e perplessi i sindaci di Certosa e Giussago. Furibondo l'ex sindaco di Borgarello e 'padre" del progetto, Donato Rovelli anche lui presente in Regione per quello che si pensava dovesse essere l'ultimo atto. Sulla carta, ora, non c'è più tempo per decidere perché proprio il 26 gennaio scadrebbero i termini previsti dalla legge per decidere del futuro del centro.BR
Giovanni Scarpa