Il Pdl: mai un governo senza Berlusconi
BR bROMA. /b«Pensare a un governo senza Berlusconi è un illogico politico». Fabrizio Cicchito, capogruppo del Pdl alla Camera, boccia a nome di tutto il partito la proposta di Pier Ferdinando Casini che, con una intervista alla Stampa, ha indicato una via di uscita «ragionevole», un governo di centrodestra con un altro premier. «Dentro il Pdl ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo senza ma non contro Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale».BR Una proposta che non viene neppure presa in considerazione dal partito del premier, che accoglie le aperture del leader centrista al confronto ma spiega che non si può «prescindere» dalla guida di Berlusconi. Ministri e colonnelli del Pdl fanno muro e spiegano che il leader dell'Udc «è destinato a rimanere per molto tempo all'opposizione».BR Dalla Lega, invece, non arrivano commenti ufficiali. Umberto Bossi e Roberto Maroni si sono riuniti ieri insieme a tutto il gruppo dirigente del Carroccio nel quartier generale di via Bellerio a Milano. Al centro della riunione, il futuro del federalismo e quindi del governo. La certezza che le riforme si possono fare solo con ampie maggioranze inquieta il senatùr, che preferirebbe andare ad elezioni anticipate e che da Berlusconi, finora, ha ottenuto solo generiche rassicurazioni sul fatto che i decreti attuativi saranno approvati.BR Il no del Pdl chiude definitivamente la possibilità di un dialogo con il Terzo polo. Ma Casini non ne fa un dramma: «Confesso che me lo aspettavo perché il Pdl è un partito chiuso a riccio nella difesa di una persona e non ha a cuore il destino del Paese». Gianfranco Fini non entra nel merito dell'inchiesta Ruby, ma avverte che l'unico modo per archiviarla è «che la magistratura vada avanti: facciano ciò che devono fare accertino quel che è accaduto». Poi sottoscrive le accuse della Marcegaglia del giorno prima: «Ha detto la verità» e, indirettamente, attacca il gruppo dei «responsabili» che si è costituito alla Camera: «Per andare al governo c'è chi si vende l'anima e anche altro...».BR La proposta di Casini non convince il Pd. Walter Veltroni dice chiaro e tondo che la Lega a questo punto deve «scegliere» tra il federalismo e Berlusconi mentre Massimo D'Alema definisce «non realistica» l'idea di Casini e lancia in alternativa la proposta di un governo costituente che vada da Vendola a Fini e non escluda la presenza della Lega. Il premier di questo governo, che dovrebbe essere in grado di fare «grandi riforme», dovrebbe essere un «tecnico», un personaggio, cioè, che non sia espressione diretta di un partito. «In un paese normale, in un momento come questo, si realizza collaborazione anche tra forze normalmente contrapposte. Siccome il Pdl si sottrae a questo perché ritiene che Berlusconi sia intoccabile e condiziona tutto al suo permanere, credo che tutti gli altri», dice D'Alema, pensando a Bossi, «dovrebbero collaborare».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Gabriele Rizzardi